Richiamo alla responsabilità per la Blogsfera

Posted on February 17th, 2008 by Antonio Patti LdF  |  17 Comments »

In assetto polemico e sindacale richiamo con questo post ufficialmente la blogsfera al rispetto di chi lavora nella ristorazione che, per chi faccia finta di non saperlo, è uno tra i lavori più difficili e complessi che esistano.

Smettiamola di fare recensioni a cazzo coscienti che dopo Google farà il suo sporco dovere perché non è responsabile, non è onesto e non è prefessionale.
Vi spiego perché:

ANTEFATTO
Venerdì sera, dopo il minibar si è andati a cenare al mamacafé. Luca Sartoni, Wolly e chissà quanti altri hanno scritto malamente del ristorante coscienti che Google avrebbe diffuso a macchia d’olio la voce.
Per 9 mesi ho fatto il cameriere, ma non il portapiatti; ero (insieme a un amico) il responsabile sia del personale che del locale (260 posti a sedere) e del Blog. Avevo l’autorità di fare tutto, dagli sconti all’offrire l’intera cena, quindi parlo con una cognizione di causa che molti blogger, fortuna loro, non hanno.

IL FATTO
Nella blogsfera è ormai diventato usuale scrivere dei locali in cui si va a mangiare dicendone qualsiasi cosa senza alcuna responsabilità, coscienti del fatto che i commenti schizzeranno in vetta alle ricerche perché sono meglio indicizzati; questo è il loro lavoro/settore quindi lo sanno fare bene, dopotutto vivono di coda lunga alla vaccinara!
Tutti nella vita dicono di aver fatto i camerieri, quindi invece che comprendere veramente quello che succede, si alterano replicando quello che (spero tanto) gli abbiano fatto passare altri clienti quando lavoraravano.
“I camerieri servono, ma non sono servitori”

IL GIRAMENTO DI PALLE
Le recensioni a volte sembrano essere delle ritorsioni o dei taglieggiamenti. Dico questo da fiero siciliano compari miei perché quando si hanno grossi disservizi si parla prima col responsbile, ci si lamenta, si fa la voce grossa perché si paga e poi, a quel punto magari si scrive. Andar via strofinandosi le mani in attesa di prendere una connessione e sputtanarli è davvero gretto. Un buon ristoratore, uno che però è al corrente di quello che è successo durante la serata, non farà mai andar via dei clienti senza avergli almeno spiegato l’accaduto.
Il ristorante vive del cliente contento, non della cena rubata..ma i blogger vivono di visite, quindi lasciam perdere..

IL DANNO ECONOMICO
La cosa più irritante è che queste vendette sono eseguite coscienti del fatto che quando altri potenziali clienti andranno a far lavorare Google, troveranno i post con le loro lamentele e la loro episodica esperienza; non troveranno di certo le opinioni di chi mangia lì da anni e di chi ha apprezzato il cibo o un direttore che dopo aver fatto degli errori nel conteggio, non sapeva più come scusarsi com’è successo a noi.

Il folle risultato è che perderanno clienti, che avranno una cattiva immagine in Rete etc..tutte cose che i blogger provocano volontariamente senza curarsi minimamente di poter quasi mandare in fallimento intere famiglie.

Uh esagerato! Far fallire un ristorante con un post?! Certo..è eccessivo, per fortuna.
Ringrazio il mondo perché ignora ancora i blogger e ringrazio i giornalisti che ci considerano degli sfigati che scrivono cazzate da repressi perché cose di queste sono folli!

Quanto vale il giudizio episodico e viziato da chissà quante altre mille altri fattori rispetto al lavoro di una vita di un uomo, che a sua volta mantiene minimo altre tre o quattro famiglie?

Se dite che sto esagerando o che ognuno sul suo Blog è libero di scrivere quel che vuole beh.. disarmato vi compatisco e non tornerò più sull’argomento. Hanno ragione i dirigenti d’azienda e agli operatori del settore che dicono di noi peste e corna.
La comunicazione pubblica non può esser fatta da secchioni adolescenti, ma da persone qualificate che prima di scrivere, pensano. E tanto pure.

Sapete benissimo che ci considerano fanfaroni e chiacchieroni?! Ci spacciamo per esperti della Rete e vorremmo pure essere pagati per questo motivo e poi che facciamo? La usiamo in maniera parziale e sconsiderata, andando ad infangare la reputazione di un locale con uno strumento di cui solo noi conosciamo la potenza?!

Che responsabilità è?
Volete vendere le pistole sparando contro i clienti per fargli vedere quanto funzionano bene?
Il paradosso di un corporate blogger è quello di dover passare intere giornate a commentare blogger nullafacenti che scrivono senza documentarsi o solo per il gusto di farlo mettendo a rischio l’immagine dell’azienda.
E’ una contraddizione o una strategia di marketing di lungo termine dei giovani consulenti della Rete?
Puah!

Io fossi un Blogger mi farei un bell’esame di coscienza.

Preciso infine che i miei sono commenti generali contro la categoria non riferiti direttamente a qualcuno. Con Luca nello specifico ci siamo sempre calcolati il minimo indispensabile, quindi non ho alcun motivo per avere rancore nei suoi confronti.

Che ce l’abbia con la blogsfera invece non è una novità..ma fortuna sua non sono noto.
;-)

P.s. Risponderò solo a commenti sensati perché a me i flames fanno perdere tempo e io ho da lavorare per fortuna.

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Il progetto alfuniculi.com

Posted on January 3rd, 2008 by Antonio Patti LdF  |  4 Comments »

Ecco la presetazione ufficiale del progetto ALF con anche una breve rassegna dei risultati e le rispettive riflessioni conclusive. Presto su queste pagine mi dilugherò snocciolando tutte le osservazioni e le teorie che non sono riuscito a inserire in maniera esaustiva in queste slide.

Non ho curato la grafica e mi rendo conto che forse sia troppo densa di contenuti, tanto che quando la dovrò presentare la rimaneggerò per intero, ma ho cercato di condensare al meglio praticamente tutto quello che ho fatto quindi se vi interessa, abbiate un po’ di pazienza e strizzate gli occhi (oppure guardatela a tutto schermo!).

Buona lettura e fatemi sapere!

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Progetto ALF – Il link

Posted on November 30th, 2007 by Antonio Patti LdF  |  3 Comments »

Avrei voluto stupire con effetti speciali, presentazioni, video, sbrillucicogrammi etc etc..
Ma sento che questo è il momento adatto per presentare a quelli che ancora non lo conoscono il mio ultimo free biz progetto..

Il Corporate Blog, la mostra e tutto quello di cui gli esperti di marketing e cose 2.0 parlano in continuazione

Il blog del ristorante per cui lavoro.

Per capire qualcosa di più, leggete tutto quello che in questi mesi ho taggato ristorazione

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Nuovo cliente – Dema srl

Posted on September 28th, 2007 by Antonio Patti LdF  |  No Comments »

E’ enorme il ritardo con cui scrivo di questo progetto, e ancora più umiliante invece è il fatto che Anton ne abbia parlato sul sito ufficiale della sua azienda più di un mese fa!
Scandaloso davvero, ma preso atto di ciò è inutile perdere ancora tempo in chiacchiere.

Dema Srl è un’azienda di distribuzione di calzature economiche e questo sito cerca di fare, oltre che brutte figure colossali, anche un po’ dio comunicazione open source, quindi gratuita e collaborativa.

Qui potrete leggere il pdf o il doc di google del divertentissimo questionario da Brief che ha compilato Anton, mentre su questa pagina troverete i contributi che ho buttato giù parecchio tempo fa su quest’altro wiki e che adesso sono finalmente leggibili.

Presto nuove aggiunte, mentre ne approfitto per far notare che FbPwiki ha ripreso vita..basta navigarci un po’ dentro!

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Il brand immaginario

Posted on September 21st, 2007 by Antonio Patti LdF  |  7 Comments »

Le attività di FbP sono ferme da tantissimo o meglio…sono passate alla fase operativa tralasciando completamente la fase creativa e condivisa.
Non me ne vogliate, ma ho intrapreso con discreto fervore il mio progetto per la ristorazione che, unito a qualche altro impegno, mi ha allontanato del tutto da questi lidi.

In questi giorni ho riflettuto su scontatezze che tutti coloro che hanno studiato 4 righe di mktg conoscono benissimo.

Il costo di un prodotto/servizio è solitamente prodotto da fattori grossolanamente riassunti in progettazione, produzione, logistica, promozione, investimenti, fisco, domanda e offerta.
Bene..
Alla voce promozione ovviamente spesso troviamo spese che fanno schizzare i prezzi al dettaglio in maniera esorbitante soprattutto per gli investimenti che i vecchi media (e i new-media con il loro corollario di nuovi “esperti-consulenti”) necessitano.
Questo significa che spesso prima ancora di pagare quello che compriamo, ci si ritrova a pagare lo spot, la stampa, i 6×3 o i siti megagalattici (e inutili) in flash.

Io detesto vedere in un prodotto quello che il management ha deciso per me e ancora di più detesto l’idea che si possa desiderare qualcosa solo perché gli altri lo desiderano o lo hanno già.

L’immagine oggigiorno purtroppo viene prima del prodotto stesso, ma se si capovolgesse il punto di vista creando un brand che come filosofia descriva unicamente il prodotto?

Non più quindi un marchio che secondo la sua identity, mission, vision e quello che cavolo volete metterci, modifica e migliora il suo prodotto, quanto un marchio che dice:

“Io vendo questo che è solo quello che vedi”

La mia idea è di una semplicità spaventosa.
Perché non creare un brand che renda il più possibile trasparenti i suoi costi e i suoi ricavi (standardizzandoli e motivandoli magari), così da regalare al consumatore finalmente la possibilità di sapere davvero cosa compra.

Immaginate una targhetta con su scritto:

  • Costo materiale: 4 euro.
  • Costo manodopera: 15 euro
  • Costo spedizione: 3,5 euro
  • Ricarico -brand immaginario- 20%
    —-
  • Totale 27 euro

Fantascienza?
Vedremo..

Una volta messo a punto il modo per pubblicare i costi del produttore e quelli del distributore (il nostro brand immaginario appunto), i clienti avrebbero un prodotto vero che costa quanto vale davvero. Senza che l’azienda si vergogni per quello che ci guadagna su anche perché, nonostante i costi di produzione e progettazione siano terziarizzati, lei di suo mette la comunicazione, il coordinamento, la spedizione etc..

Dopotutto noi quotidianamente acquistiamo oggetti prodotti da chissà chi, progettata chissà dove e distribuita chissà come.

Ammettere di star rivendendo roba e idee altrui non è mica la fine del mondo e soprattutto, sarebbe una molla potentissima per la diffusione di un’identità molto più forte di quelle che è possibile costruire con investimenti miliardari in spot, eventi e stampe.

“Noi siamo quelli che vendiamo quello che troviamo in giro, che ci piace, che ti mostriamo e dimostriamo..guadagnandoci su il giust
o.”

In start-up ovviamente ci vorrebbero accordi con produttori, investimenti minimi, piano di comunicazione forte e sincero, previsioni sulle economie di scala e sulla regolamentazione -pubblica- dei prezzi.
Internet e i consumatori farebbero il resto…

Minchia più ci penso e più credo sia una folle impresa con un solo vero punto debole, il coraggio di provarci.
L’onestà e la qualità, al giusto prezzo e con la giusta comunicazione non possono essere ignorate..soprattutto se indirizzate verso il giusto target, con il giusto mezzo e le giuste parole.

Che ne pensate?

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