Testimoni Digitali

Posted on April 29th, 2010 by Antonio Patti LdF  |  8 Comments »

Se dieci anni fa me lo avessero detto, li avrei derisi sonoramente magari facendo anche qualche facile battuta da neo scettico su Dio. Sabato 24 aprile invece sono andato a Roma per ascoltare Papa Benedetto XVI durante l’udienza conclusiva della conferenza “Testimoni Digitali”.

Cosa è successo in questi anni? In futuro spero di farci un libro, intanto però ho già scritto le prime frasi:

“Era una domenica pomeriggio dell’agosto 2008, un brutto agosto, un agosto forse tra i più brutti agosti che abbia mai vissuto. Quel giorno non riuscivo a star in casa e uscì in cerca di un passatempo, così come al solito andai al Coin per guardare le commesse.
Mi stancai dopo poco.
Anche per le commesse l’agosto era davvero un brutto agosto, quindi m’incamminai verso casa ma senza accorgemene entrai in Chiesa.
Erano le 18:30 e seduto sull’ultima panca ascoltai per la prima volta una messa di mia spontanea volontà. Fu quello il giorno in cui tornavo dal Coin, e ho incontrato Dio.

[Questo articolo è molto lungo, se vuoi scarica il pdf stampabile da qui 115kb]

Il progetto Testimoni Digitali è stato organizzato dalla CEI per promuovere ed educare alla Rete tutti gli operatori impegnati nella comunicazione della Chiesa. La conferenza e il ricchissimo sito hanno parlato trasversalmente a preti, catechisti, insegnanti, addetti alla Buona Stampa e l’intera popolazione dei credenti.
Sabato mattina nella sala Paolo VI del Vaticano eravamo tantissimi. C’era gente di tutti i tipi e di tutte le età, gente che non aveva neanche il computer, fighetti in iPhone e adolescenti spara SMS. C’erano tutti più e l’unica cosa chiara era che il Papa avrebbe parlato di Internet, e ne avrebbe anche parlato bene.

Prima e dopo l’udienza ho analizzato gli argomenti della conferenza da un’ottica privilegiata perché oltre lavorare nella comunicazione , posso considerarmi un neo credente ancora abbastanza distaccato e critico da comprendere le problematiche legate all’immagine della Chiesa e della Fede tout-court.

Professionalmente sono davvero soddisfatto di aver partecipato perché sono certo di aver assistito a un evento che cambierà la Rete anche più di quanto abbia fatto Obama. Durante i lavori di giovedì e venerdì hanno partecipato 1.500 persone. Sabato 6.000. Tutti a loro volta coinvolti nella comunicazione parrocchiale. Tecnicamente quindi stiamo parlando della promozione di Internet verso qualche milione di persone.

Nonostante questo la Rete non sembra essersi accorta gran che dell’accaduto (“Testimoni digitali” su Twitter, FriendFeed, BlogPulse, BlogBabel, ma quando arriverà in forza l’onda calma di fedeli descritta dal Direttore di Avvenire Marco Tarquinio, gli equilibri dei Social Network potrebbero cambiare.
Gli schemi di comportamento, le reti amicali, le attività e il coinvolgimento delle realtà locali muterà radicalmente.

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Novità in casa Patti LdF

Posted on April 12th, 2010 by Antonio Patti LdF  |  7 Comments »

Sono quasi le 21,
il pavimento profuma e non un acaro è sopravvissuto alla mia guerra alla polvere. Altri due scatoloni sono spariti e sopra i pensili della cucina, adesso mi guardano appollaiati con naturalezza un tirannosauro di plastica e He-Man.Da oggi anche i vicini potranno conoscere il mio nome, e i più attenti potranno arrivare anche questo Blog.

Dlin dlon!

Ho cambiato casa, a cinque anni dalla mia emigrazione, ho preso coraggio e portafoglio a due mani, e ho affittato un monolocale. Fantastico. Adesso ho 35 metri quadri di completa autonomia, nessun obbligo e nessuna restrizione a parte la sottigliezza delle mura che mi dividono dai vicini.

I traslochi sono tra le cose più faticose che esistano, e più si vive la vita, e più la fatica di un trasferimento aumenta. Come i paguri col passare degli anni abbiamo sempre più cose da portarci dietro. Tanti oggetti, tantissimi piccoli, minuscoli oggetti che nella vita di tutti i giorni non notiamo neanche, ma quando arriva il momento di fare gli scatoloni, eccoli spuntare insieme al passato che rappresentano.

Piccoli giocattoli degli ovetti Kinder, biglietti d’ingresso, cartoline, lettere, peluches e foto. Oggetti dalle dimensioni ridottissime che s’insinuano negli angoli meno visibili delle camere diventando parte dell’arredamento. Quasi come se ogni attore avesse voluto lasciare un segno del suo passaggio su palco.

Da una settimana sono nella mia nuova casa, ma poco più di quattordici giorni fa, vi ho rivisti tutti. Si probabilmente tutti voi che ancora con fiducia guardate questo Blog per controllare se Antonio ha scritto qualcosa di nuovo. Ne sono certo, vi ho ricordato uno per uno. Vi giuro di non aver tralasciato nessuno, neanche chi per una ragione o per un’altra non legge più queste pagine e difficilmente potrà vedere quanto è cambiato.

Adesso qui, seduto sul divano, coi piedi sulla sedia, il mac sconnesso dalla Rete e il letto a soppalco che mi sovrasta, ascolto Robert Costlow mentre preparo l’inizio del nuovo importante capitolo della mia storia, infatti vedete? Anche la grafica del Blog è cambiata.

Vi piace?
E’ la prima volta che espongo in pubblico questo strano disegno.

Non chiedetemi cosa sia. Ricordo solo di averlo sognato oltre quindici anni fa e da allora l’ho sempre portato con me come fosse un segno premonitore. Adesso è lì a significare chissà cosa. Di sicuro gioverà a creare un’identità che potrebbe diventare anche una marca. Chissà..

Qui ormai non parlo di lavoro da quasi due anni, proprio quei due anni in cui la mia professionalità è cresciuta di più. Beh, da oggi cambierà anche questo. Troverò il modo di mantenere la discrezione necessaria a chi lavora in comunicazione, ma mi sforzerò di produrre qualcosa che possa essere utile alla comunità dei colleghi, ma soprattutto ai giovani che come me si affidano a Internet per il loro futuro.

Che dire infine?
Hai letto fin qui?
Allora ci tieni davvero, quindi ti ringrazio e spero di ricambiare la tua attenzione e il tuo affetto in qualche maniera. Stanno cambiando apparentemente le cose, ma come succede alle piante, sono le radici la vera origine della vita, ed è quello che ho curato finora. Adesso toccherà “solo” sbocciare.
A prestissimo.

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Processo alla marca

Posted on May 29th, 2009 by Antonio Patti LdF  |  4 Comments »

Ieri sera ho partecipato ad un altro incontro di Rulling Companies dal titolo “Processo alla marca, continuità o cambiamento“.

A differenza dello scorso incontro su Facebook, stavolta mi sento davvero soddisfatto perché ho imparato qualcosa di nuovo e ho ascoltato finalmente cose un po’ meno scontate del solito.

Il fulcro del processo, pantomima che forse si sarebbe potuta evitare, verteva sul valore dei brand/marche nell’era moderna. Ho ascoltato con molto interesse gli interventi di Alberto Frausin AD di Carlsberg, Stefano Leonangeli AD di Martini e Rossi, Gianluca Pastore AD di Brand Portal, Daniele Tirelli presidente di Popai, Salvatore Vicari direttore del dipartimento di management della Bocconi per poi tirare 3 sommette durante l’attesa del bus.

1) tutte le aziende si sono accorte che il futuro è (anche) Internet
2) pochi tra quelli che fanno Internet sanno cosa fanno le aziende
3) il marketing non è una scienza esatta

(1) Tutti i personaggi intervenuti, ma anche tutte le conferenze, i giornali, etc parlano di nuovi consumatori, bestie incontrollabili che comprano ciò che vogliono, che criticano, che comunicano tra loro in maniera schizofrenica e dissacrante sulle loro paginette web.

Ne sono certo, se ne sono accorti tutti e nei prossimi anni chi riuscirà a crearsi il personaggio avrà di sicuro un futuro prospero e ben remunerato, ma siamo sicuri che chi farà il web analizzerà le reali necessità dell’azienda? Andrea Carrara presidente del gruppo Coin invece che stare a disquisire sul valore o meno dei brand e della Rete, ha portato la sua testimonianza affermando che è necessario curare il punto vendita, il packaging e, ovviamente, la qualità del prodotto…tutte cose di cui non ho mai sentito parlare a nessuno dei miei colleghi del web.

(2) Ora ok, noi facciamo comunicazione che non è proprio marketing, ma prima di snocciolare le fantasticherie dei vari social network, ci si chiede mai se un’azienda di tubi di scarico per bagni industriali se ne possa far qualcosa di una fan page di Facebook? Inoltre come è possibile trasmettere l’equity (il valore, la fama, l’anima intangibile di una marca per chi non lo sapesse) se non si affronta e si studia il tema? Come si fa a proporre qualcosa senza valutare, o perlomeno indagare, tutto il processo di ideazione, produzione, vendita e distribuzione del prodotto? Ma ci si rende conto di essere dei comunicatori monchi in grado solo di cavalcare la moda del web? Quando i responsabili marketing apriranno gli occhi e sarà passato lo shock di Internet, cosa resterà delle consulenze fotocopia? Cosa si dirà alle conferenze?

Probabilmente ci si ridurrà a parlare delle case histories perché alla fine (3) tutta questa fuffa, tra marketing e comunicazione, non è altro che un’enorme gomitolo di casi di successo legati a intuito, estro, qualità e gran botte di culo che non producono delle leggi scientifiche nonostante vengano raccontate come se fossero frutto di chissà quale strategia.

Dopo oggi sono ancora più convinto che il settore in cui lavoro non sia altro che un enorme esperienziario in cui i fatti degli altri, le proprie avventure e soprattutto la capacità di capire cosa/chi c’è intorno, sono in grado di portare dei risultati concreti.

Sapere, capire e adattare. E anche un po’ di culo non guasta.

Non ci sono formule che tengano, a parte quelle algebriche delle entrate e delle uscite finanziarie.

Dopo aver preso il bus poi mi sono pure soffermato a pensare a quanto sia strana la mia posizione. Di come sia interessante e complesso fare comunicazione per un’azienda di servizio pubblico, ma questo sarà un altro post credo.

Adesso però vediamo se qualcuno dei citati leggerà tutto questo. Magari avranno ingaggiato qualche agenzia di pr che ribalta il web in cerca di parole chiave.
Yhuu, ci siete?

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Da Facebook al futuro

Posted on May 13th, 2009 by Antonio Patti LdF  |  5 Comments »

Lunedì “partecipato” in veste lavorativa all’incontro della Rulling Companies su Facebook e Social Network.
I relatori erano Lele, Vincos e Fabio Giglietto mentre Riccardo Luna, Zamperini e Stefano Venturi hanno fatto in chiusura dei brevi interventi.

Purtroppo non posso dire di aver imparato alcunché, non tanto per la pochezza dei relatori, quanto per il taglio dell’incontro destinato al management che di Facebook e social network ne sa ben poco. Io appartengo alla generazione Y, quella che insegna agli adulti l’utilizzo di nuovi strumenti e linguaggi, quindi non sono certo le esperienze di terzi a farmi capire quanto e come possa essere utile il web. Io faccio e poi mi confronto.

Una cosa però mi ha colpito dell’intervento di Lele, l’ammissione che non ci sono veri e propri motivi per cui FB è tanto frequentato perché è “solo” una questione antropologica.
Il mondo è brutto,
FB è figo.
Tutti su FB!

Immagine Jonanotti

Alla fine del pomeriggio però, mentre guardavo il mio capo, sono stato assalito da un enorme problema. Qui si parla di frontiera, collaborazione, mktg alternativo, partecipazione etc, ma a fare un sito, normale, piatto, chiuso, in html nudo e crudo, ancora ci pensa qualcuno?
Si parla solamente di conversazioni, viralità, partecipazione, ma una volta ingaggiato l’utente, poverino, vorremo fargli vedere un sito decente? Inoltre se è vero che oltre la metà degli utenti sta su FB, vogliamo pensare a quel 40%? Vogliamo valutare in quella percentuale quanti clienti abbiamo?

Ha senso spendere fatica, energie e soprattutto soldi per fare un’applicazione da Facebook o pagare qualcuno che passi la giornata a rispondere ai commenti o monitori cosa si dice di noi, se poi in casa nostra non riusciamo ad accogliere neanche il più paziente dei visitatori?

Ho davvero molto timore dell’hype che si sta creando intorno al web e ai social osi.
Gli utenti su FB linkano dei contenuti. Se l’azienda prima di entrare in quel meccanismo non produce robbabbuona, che ci va a fare lì?

Il mitologico personaggio del mio intervento al Microcamp Turi re Pupi, disse al mega consulente “ma io che minch*a me ne faccio di Twitter?”.

Immagine della presentazione al Microcamp
Non pensiate che voglia essere polemico, più del solito s’intende, ma sono reduce da un lavoro di riorganizzazione dell’alberatura e dei contenuti del progetto a cui lavoro da più di un anno, e vi assicuro che la cosa più difficile non è stata pensare le widget, le funzionalità della georeferenziazioni o la piattaforma di social networking, quanto l’alberatura, l’aggiornamento, lo stile e la riscrittura dei contenuti. Senza parlare della grafica, degli ingombri, delle icone e dei percorsi degli utenti!

Temo fortemente che qui, a furia di parlare di social network, si dimentichi che il web non è solo parlare ma anche fare, costruire, interagire, esportare e ricreare.

Da tempo sento un profondo senso di insoddisfazione verso tutti i siti che frequento, ma anche riguardo gli strumenti abilitanti alla presenza sul web, alla portabilità e all’intrapresa personale. Sono stufo di dover essere uno smanettone per poter fare un sito, un e-commerce, creare dei luoghi per i miei amici, caricare i miei contenuti e collegarci magari pure tutte le mie attività quotidiane.

Vogliamo parlare poi dei nuovi device (nuovi intesi come mai visti) o delle opportunità delle comunità locali?
E delle reti wireless e dei gruppi di acquisto per affrontare la crisi?

Per me Facebook adesso è un ottimo strumento per rimanere in contatto con gli amici, partecipare agli eventi, e tirare il filo alle donne.
Sulla carta, nel vero senso della parola, abbiamo già superato il concetto di social network, di web 2, di distanza tra on e off line.

socialldf
Si lo so, sembro un pazzo, ma non avete visto gli amici con cui lavoro :)

Presto ve li presenterò, insieme al mio..uhm, vi ho mai detto che il termine progetto mi ha davvero stufato?
E’ abusato, vuoto, generico e  inutilmente affettato.
Cambieremo anche quello, ma non oggi

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Commento – Blogs4Biz intervista Sifry

Posted on February 27th, 2008 by Antonio Patti LdF  |  2 Comments »

Il mio commento all’interessantissima intervista di Sifry condotta da alessio Jacona su Blogs4Biz (leggete anche i commenti all’articolo!).

La classifica non è indice veritiero di qualità perché spesso i link non sono legati solo al valore dei contenuti, quanto anche alla fiducia personale, all’amicizia o addirittura ai flames.
Questo significa che capita spesso che un gruppo si linki reciprocamente incrementando la sua “affidabilità” circolarmente, senza meriti oggettivi.

Questo è un sistema antigravitazionale che non viene influenzato dai sommovimenti della conversazione in Rete, semplicemente perché la conversazione sembra esistere solo in quella sfera autolevitante che accentra l’accentrabile.

Se poi questi gruppi sono i TTB (top ten blogger), si capisce quanto fittizia sia la loro affidabilità e quanto le classifiche siano relativamente poco indicative (senza parlare di link vecchi anni..).

La passione di alcuni nei confronti delle classifiche invece ha secondo me origini diverse.
Una umana, e qui giù di considerazioni filosofiche superomistiche, un’altra quella di cui parla Andrea, quella professionale (numerino=lavoro) che lega sempre più spesso volti noti della blogsfera al mondo universitario e della comunicazione “tradizionale”.

Ma andiamo al polemico.
A me sembra che l’unico vantaggio dei TTB, che a volte sono e restano tali grazie ai meccanismi di cui sopra (nonostante la qualità dei post sia sempre alta come anche l’expertise), giovi economicamente per lavoretti come consulente, relatore, comparsista o altro; tutti ruoli che si, giovano al portafoglio, al curriculum etc, ma che raccolgono solo le briciole della comunicazione “istituzionale” online che non cerca nomoni da piazzare, quanto esperti che sappiano lavorare “e basta”.

Questo porta a sua volta, come fa notare Sifry, al bisogno compulsiv-lavorativo di scrivere, bloggare, rovistare e rieditare la Rete anche quando non si avrebbe nulla da dire e questo, di certo, non fa bene a nessuno; meno che mai alla loro salute e alla Rete Intera.

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