Il brand immaginario

Posted on September 21st, 2007 by Antonio Patti LdF  |  7 Comments »

Le attività di FbP sono ferme da tantissimo o meglio…sono passate alla fase operativa tralasciando completamente la fase creativa e condivisa.
Non me ne vogliate, ma ho intrapreso con discreto fervore il mio progetto per la ristorazione che, unito a qualche altro impegno, mi ha allontanato del tutto da questi lidi.

In questi giorni ho riflettuto su scontatezze che tutti coloro che hanno studiato 4 righe di mktg conoscono benissimo.

Il costo di un prodotto/servizio è solitamente prodotto da fattori grossolanamente riassunti in progettazione, produzione, logistica, promozione, investimenti, fisco, domanda e offerta.
Bene..
Alla voce promozione ovviamente spesso troviamo spese che fanno schizzare i prezzi al dettaglio in maniera esorbitante soprattutto per gli investimenti che i vecchi media (e i new-media con il loro corollario di nuovi “esperti-consulenti”) necessitano.
Questo significa che spesso prima ancora di pagare quello che compriamo, ci si ritrova a pagare lo spot, la stampa, i 6×3 o i siti megagalattici (e inutili) in flash.

Io detesto vedere in un prodotto quello che il management ha deciso per me e ancora di più detesto l’idea che si possa desiderare qualcosa solo perché gli altri lo desiderano o lo hanno già.

L’immagine oggigiorno purtroppo viene prima del prodotto stesso, ma se si capovolgesse il punto di vista creando un brand che come filosofia descriva unicamente il prodotto?

Non più quindi un marchio che secondo la sua identity, mission, vision e quello che cavolo volete metterci, modifica e migliora il suo prodotto, quanto un marchio che dice:

“Io vendo questo che è solo quello che vedi”

La mia idea è di una semplicità spaventosa.
Perché non creare un brand che renda il più possibile trasparenti i suoi costi e i suoi ricavi (standardizzandoli e motivandoli magari), così da regalare al consumatore finalmente la possibilità di sapere davvero cosa compra.

Immaginate una targhetta con su scritto:

  • Costo materiale: 4 euro.
  • Costo manodopera: 15 euro
  • Costo spedizione: 3,5 euro
  • Ricarico -brand immaginario- 20%
    —-
  • Totale 27 euro

Fantascienza?
Vedremo..

Una volta messo a punto il modo per pubblicare i costi del produttore e quelli del distributore (il nostro brand immaginario appunto), i clienti avrebbero un prodotto vero che costa quanto vale davvero. Senza che l’azienda si vergogni per quello che ci guadagna su anche perché, nonostante i costi di produzione e progettazione siano terziarizzati, lei di suo mette la comunicazione, il coordinamento, la spedizione etc..

Dopotutto noi quotidianamente acquistiamo oggetti prodotti da chissà chi, progettata chissà dove e distribuita chissà come.

Ammettere di star rivendendo roba e idee altrui non è mica la fine del mondo e soprattutto, sarebbe una molla potentissima per la diffusione di un’identità molto più forte di quelle che è possibile costruire con investimenti miliardari in spot, eventi e stampe.

“Noi siamo quelli che vendiamo quello che troviamo in giro, che ci piace, che ti mostriamo e dimostriamo..guadagnandoci su il giust
o.”

In start-up ovviamente ci vorrebbero accordi con produttori, investimenti minimi, piano di comunicazione forte e sincero, previsioni sulle economie di scala e sulla regolamentazione -pubblica- dei prezzi.
Internet e i consumatori farebbero il resto…

Minchia più ci penso e più credo sia una folle impresa con un solo vero punto debole, il coraggio di provarci.
L’onestà e la qualità, al giusto prezzo e con la giusta comunicazione non possono essere ignorate..soprattutto se indirizzate verso il giusto target, con il giusto mezzo e le giuste parole.

Che ne pensate?

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Saips.it – Il Video Brain Storming

Posted on March 30th, 2007 by Antonio Patti LdF  |  2 Comments »

12 minuti di Video Brain Storming con l’agenzia al completo..

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