Il valore della serenità
Vivo a Milano da un anno.
Approdai qui il 9 febbraio 2008 con un’auto in affitto stracolma di bagagli e l’orsacchiotto di Mr Bean come co-pilota.
Da allora ho lavorato tanto, ho modificato molto il mio approccio alla vita, alla città e al futuro. Ho passato alti e bassi, ma sono sempre andato avanti.
La scoperta dell’universo milanese, nel mio caso, ha coinciso con l’approfondimento della vita adulta, della modernità, del progresso e dell’imprenditoria.
Qui ovviamente si è sempre tutti impegnati, si ha sempre da fare, si è sempre stanchi, stressati, incasinati indaffarati, abbaruffati (che non esiste) e insomma..si ha sempre qualcosa di cui lamentarsi. Più si lavora, e più si ha qualcosa da dire. L’argomento standard con cui dar fiato alla bocca, pur non avendo nulla da proferire, è sempre e solo il lavoro. Non più il tempo, le mezze stagioni o i fidanzamenti del vicino di casa. No, il lavoro.
Magari ci si incontra alla macchinetta o al bar e: “ciao come stai?“, “eh no guarda sono incasinatissimo/a, ho un sacco di cose da fare!! Quello non sa fare niente, io devo fare questo, poi quest’altro e quest’altro ancora! Mamma mia non ce la faccio più!“, “Ah ok, uhm, mi spiace. Io torno a lavoro. Buon inizio settimana” e lui/lei continua a straparlare con altri super indaffarati come lui/lei.
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