Oggi ho letto due articoli a sfondo lavorativo che mi sono piaciuti moltissimo.
Entrambi parlano di lavoro e di futuro, futuro verso il quale sono molto positivo nonostante quello che i media e il sentir comune ci fanno percepire.
Caterina Soffici su Il Fatto.
Sul posto fisso Monti ha ragione
Vabbe’ diciamolo. L’ha detto male. Perché era ovvio che poi i giornali avrebbero titolato: “Il posto fisso è monotono“. E chi il lavoro non ce l’ha vorrebbe tanto potersi annoiare nella monotonia del posto fisso. Ma il sempre calibratissimo e attentissimo Mario Monti, che ci ha abituati a parole misurate con il contagocce, ha anche detto altro. E ha detto una cosa giusta. Sono andata a risentire la frase incriminata e l’ho trascritta parola per parola: ”I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso per tutta la vita. E’ più bello cambiare e accettare nuove sfide purché siano in condizioni accettabili. E questo vuol dire che bisogna tutelare un po’ meno chi oggi è ipertutelato e tutelare un po’ di più chi oggi è quasi schiavo nel mercato del lavoro o proprio non riesce a entrarci”.
E il Management tip of the day dell’Harward Business Review.
A Few Ideas for Beleaguered Innovators
Most innovators experience crises of confidence—experts dismiss your underlying assumptions, you can’t validate market demand, discussions with potential partners stall. If this happens, keep the faith. Trust your intuition that you are on to a big idea and keep moving forward to test your assumptions. Analysis can only reveal so much. You can’t be certain you have a good or bad idea until you take action. Get out of the office and try out your idea in the real world. However, don’t have blind faith. Research other innovations and understand what kind of patterns indicate things are working, and which indicate they’re not.
Non è vero la nostra è una generazione di deresponsabilizzati, Peter Pan, nipoti della DC.
La nostra è la generazione rintontita dal benessere e dalle aspettative boom economico.
La cosa peggiore della nostra generazione, e di quella che ci precede non sarà tanto la mancanza di lavoro, ma il fatto che dovremo lottare sia per comprendere il nuovo mercato, che per riavere l’ottimismo e la fiducia che ci spetta.
Speriamo bene.
