Il gene della civiltà

Il 12 novembre 2011, alle 21:43, Silvio Berlusconi si è dimesso facendo strada al governo tecnico. Davanti al Quirinale trenini, cartelloni, urla e strepitii incomprensibili, come se bastasse questo per salvare l’Italia.
Sul web non mi sono mai sbilanciato in discussioni sulla politica perché non credo di essere in grado, ma sono certo che quello che stiamo per affrontare sarà un periodo non solo di lacrime e sangue, ma di gran fatica, sacrifici e chissà quante altre manifestazioni di protesta.

Monti, che sia stato messo lì da un oscuro progetto dei banchieri della Goldmann Sach o che sia veramente l’unica soluzione possibile, non cambia comunque il fatto che l’Italia dovrà essere salvata soprattutto dagli italiani. Per farlo dovremo essere disposti a cambiare, a lavorare sul serio e a rinunciare ad insane abitudini come il clientelismo, l’evasione fiscale, l’inciviltà e tanto altro.

La crisi l’hanno causata i governi, le banche, la corruzione, ma siamo onesti, parte della crisi ce la siamo procurata anche con lo strafottente atteggiamento tipico dei peggiori stereotopi dell’italianità.

Raccomandazioni, imbucamenti lavorativi, sotterfugi per pagare meno tasse, inciviltà nel gestire e usare tutto ciò che c’è di pubblico. Sembrano sciocchezze, ma secondo me i paesi nordici hanno una situazione economica migliore della nostra anche perché, per anni, hanno avuto dipendenti del pubblico e del privato che hanno fatto il loro dovere, che non hanno mai rubato un’ora di lavoro e non si sognano neanche di chiedere l’assunzione del nipote o del cugino. Lasciamo perdere la delinquenza organizzata o l’evasione fiscale; a volte mi viene da pensare che quello che ci manca è proprio il gene della civiltà, quello che immancabilmente ci distingue da buona parte dei paesi del nord Europa e forse anche d’Asia e America. Vi sentite diversi dal resto del mondo? Si lo siamo, ma non possiamo continuare ad esserlo. Non così come fatto finora perlomeno!

Se avessimo il gene della civiltà credo avremmo anche un po’ più di orgoglio nazionale, lo stesso che è stato giustamente umiliato dai politici che noi abbiamo eletto nella speranza di avere maggiore benessere e non invece un’Italia migliore per il futuro di sorelle, cugini, nipoti, figli e amici.

Cosa è successo?

Si sono arricchiti in pochi mandando a rotoli tutto, dall’economia alla credibilità nazionale, al punto tale che la massima carica dello Stato ha dovuto sospendere la sovranità popolare per evitare di fallire come Stato, e come Popolo.

Sarà tutto difficilissimo, potrebbe essere impossibile, ma spero che questo elettroshock ci possa aiutare a fare quel cambiamento che non possiamo più rimandare.

Per salvarci abbiamo bisogno del contributo di tutti, ma soprattutto di giovani civili e impegnati, gli stessi che vedono una soluzione solo nell’emigrazione. A loro non me la sento di chiedere di rimanere in Italia, sarei un ipocrita perché io un lavoro fisso l’ho già da 4 anni, ma nel mio piccolo sarei felice di dare un contributo alla causa aiutando quelli che hanno bisogno di esperienza, esempi e i strumenti per il loro lavoro. Anche io ho tantissima voglia di crescere e cambiare, ma vorrei farlo qui in Italia. Vorrei provarci perlomeno, sennò un giorno sono sicuro che mi sentirò in colpa.

Per ispirarvi guardate questo bellissimo monologo di Benigni al Parlamento Europeo.