Da Facebook al futuro

May 13, 2009 by Antonio Patti LdF
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Lunedì “partecipato” in veste lavorativa all’incontro della Rulling Companies su Facebook e Social Network.
I relatori erano Lele, Vincos e Fabio Giglietto mentre Riccardo Luna, Zamperini e Stefano Venturi hanno fatto in chiusura dei brevi interventi.

Purtroppo non posso dire di aver imparato alcunché, non tanto per la pochezza dei relatori, quanto per il taglio dell’incontro destinato al management che di Facebook e social network ne sa ben poco. Io appartengo alla generazione Y, quella che insegna agli adulti l’utilizzo di nuovi strumenti e linguaggi, quindi non sono certo le esperienze di terzi a farmi capire quanto e come possa essere utile il web. Io faccio e poi mi confronto.

Una cosa però mi ha colpito dell’intervento di Lele, l’ammissione che non ci sono veri e propri motivi per cui FB è tanto frequentato perché è “solo” una questione antropologica.
Il mondo è brutto,
FB è figo.
Tutti su FB!

Immagine Jonanotti

Alla fine del pomeriggio però, mentre guardavo il mio capo, sono stato assalito da un enorme problema. Qui si parla di frontiera, collaborazione, mktg alternativo, partecipazione etc, ma a fare un sito, normale, piatto, chiuso, in html nudo e crudo, ancora ci pensa qualcuno?
Si parla solamente di conversazioni, viralità, partecipazione, ma una volta ingaggiato l’utente, poverino, vorremo fargli vedere un sito decente? Inoltre se è vero che oltre la metà degli utenti sta su FB, vogliamo pensare a quel 40%? Vogliamo valutare in quella percentuale quanti clienti abbiamo?

Ha senso spendere fatica, energie e soprattutto soldi per fare un’applicazione da Facebook o pagare qualcuno che passi la giornata a rispondere ai commenti o monitori cosa si dice di noi, se poi in casa nostra non riusciamo ad accogliere neanche il più paziente dei visitatori?

Ho davvero molto timore dell’hype che si sta creando intorno al web e ai social osi.
Gli utenti su FB linkano dei contenuti. Se l’azienda prima di entrare in quel meccanismo non produce robbabbuona, che ci va a fare lì?

Il mitologico personaggio del mio intervento al Microcamp Turi re Pupi, disse al mega consulente “ma io che minch*a me ne faccio di Twitter?”.

Immagine della presentazione al Microcamp
Non pensiate che voglia essere polemico, più del solito s’intende, ma sono reduce da un lavoro di riorganizzazione dell’alberatura e dei contenuti del progetto a cui lavoro da più di un anno, e vi assicuro che la cosa più difficile non è stata pensare le widget, le funzionalità della georeferenziazioni o la piattaforma di social networking, quanto l’alberatura, l’aggiornamento, lo stile e la riscrittura dei contenuti. Senza parlare della grafica, degli ingombri, delle icone e dei percorsi degli utenti!

Temo fortemente che qui, a furia di parlare di social network, si dimentichi che il web non è solo parlare ma anche fare, costruire, interagire, esportare e ricreare.

Da tempo sento un profondo senso di insoddisfazione verso tutti i siti che frequento, ma anche riguardo gli strumenti abilitanti alla presenza sul web, alla portabilità e all’intrapresa personale. Sono stufo di dover essere uno smanettone per poter fare un sito, un e-commerce, creare dei luoghi per i miei amici, caricare i miei contenuti e collegarci magari pure tutte le mie attività quotidiane.

Vogliamo parlare poi dei nuovi device (nuovi intesi come mai visti) o delle opportunità delle comunità locali?
E delle reti wireless e dei gruppi di acquisto per affrontare la crisi?

Per me Facebook adesso è un ottimo strumento per rimanere in contatto con gli amici, partecipare agli eventi, e tirare il filo alle donne.
Sulla carta, nel vero senso della parola, abbiamo già superato il concetto di social network, di web 2, di distanza tra on e off line.

socialldf
Si lo so, sembro un pazzo, ma non avete visto gli amici con cui lavoro :)

Presto ve li presenterò, insieme al mio..uhm, vi ho mai detto che il termine progetto mi ha davvero stufato?
E’ abusato, vuoto, generico e  inutilmente affettato.
Cambieremo anche quello, ma non oggi

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Comments

5 Responses to “Da Facebook al futuro”

  1. FG on May 14th, 2009 9:19 am

     

     

     

    Per quanto mi riguarda Facebook è solo il più semplice esempio che abbiamo disponibile per far comprendere alcune logiche della rete a chi non la frequenta e non le conosce. Senza la conoscenza di queste logiche non c’è iniziativa personale o aziendale che possa funzionare.

  2. Antonio Patti LdF on May 14th, 2009 2:42 pm

     

     

     

    Assolutamente giusto e comprensibile, ma per fare formazione interna e portare la cultura della collaborazione web in ATM ho utilizzato un procedimento inverso. Non ho spiegato quali sono i vantaggi di Facebook o Wikipedia, ma ho semplcemente evidenziato i problemi, ho dato delle soluzioni e poi dopo ho concluso dicendo che per questo è stato creato delicious, per questo youtube, per quest’altro twitter.

    Ciò mi ha portato l’enorme vantaggio
    1) di essere compreso velocemente
    2) di acquisire credibilità e fiducia
    3) di assumete un ruolo propositivo

    A me attualmente non vengono a chiedere di utilizzare questo o quell’altro network perché esce su repubblica.it (o perché ne sentono parlare alle conferenze), perché sono più interessati alla risoluzione dei problemi come la sincronizzazione dei dati, la condivisione i calendari etc etc.

    Al di là dell’autocelebrazione, questo significa che il web non è vissuto come fenomeno di moda, ma come strumento di lavoro che assolutamente non ha nulla a che fare con Facebook o altri fenomeni del genere.

    Sul lungo periodo è importante trasmettere il valore della Rete, non dello strumento in se.
    Tutto qui.
    .-)

  3. fg on May 14th, 2009 3:33 pm

     

     

     

    Mi sembra una buona strategia!

  4. Sergio on May 15th, 2009 9:49 am

     

     

     

    La prima domanda di ogni operazione sul web deve per forza essere “acchesserve?”.

    La tecnologia è uno strumento e non una soluzione e quindi se ho un problema di comunicazione non mi basta essere su Facebook.

    Il secondo problema è: ma quanto sono vantaggiosi gli strumenti che applico? Tutto l’ambaradan 2.0 che ho tirato in piedi “converte”?

    Ho speso bene i miei soldi con in consulenze o sarebbe stato meglio spendere gli stessi soldi, ad esempio, per distribuire volantini?

    Gli strumenti online che abbiamo oggi a disposizione permettono di fare cose bellissime e comincia ad esserci una base di utenti rilevante per cominciare a divertirsi un po’.

    Il problema appunto è non perdere mai di vista la finalità delle nostre azioni. Troppo spesso i tecnici confondono le finalità con i mezzi.

  5. Antonio Patti LdF on May 19th, 2009 12:11 am

     

     

     

    No Sergio non sono i tecnici purtroppo,ma alcuni “consulenti” che guardano poco all’azienda e molto alle loro tasche e/o a quello che è di moda.
    Un bel sito sano e curato sono sicuro che sul medio lungo termine rende di più che un’applicazione su FB!

    La via giusta comunque sta sempre in mezzo, ma è tanto difficile starci!

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