Processo alla marca

Ieri sera ho partecipato ad un altro incontro di Rulling Companies dal titolo “Processo alla marca, continuità o cambiamento“.

A differenza dello scorso incontro su Facebook, stavolta mi sento davvero soddisfatto perché ho imparato qualcosa di nuovo e ho ascoltato finalmente cose un po’ meno scontate del solito.

Il fulcro del processo, pantomima che forse si sarebbe potuta evitare, verteva sul valore dei brand/marche nell’era moderna. Ho ascoltato con molto interesse gli interventi di Alberto Frausin AD di Carlsberg, Stefano Leonangeli AD di Martini e Rossi, Gianluca Pastore AD di Brand Portal, Daniele Tirelli presidente di Popai, Salvatore Vicari direttore del dipartimento di management della Bocconi per poi tirare 3 sommette durante l’attesa del bus.

1) tutte le aziende si sono accorte che il futuro è (anche) Internet
2) pochi tra quelli che fanno Internet sanno cosa fanno le aziende
3) il marketing non è una scienza esatta

(1) Tutti i personaggi intervenuti, ma anche tutte le conferenze, i giornali, etc parlano di nuovi consumatori, bestie incontrollabili che comprano ciò che vogliono, che criticano, che comunicano tra loro in maniera schizofrenica e dissacrante sulle loro paginette web.

Ne sono certo, se ne sono accorti tutti e nei prossimi anni chi riuscirà a crearsi il personaggio avrà di sicuro un futuro prospero e ben remunerato, ma siamo sicuri che chi farà il web analizzerà le reali necessità dell’azienda? Andrea Carrara presidente del gruppo Coin invece che stare a disquisire sul valore o meno dei brand e della Rete, ha portato la sua testimonianza affermando che è necessario curare il punto vendita, il packaging e, ovviamente, la qualità del prodotto…tutte cose di cui non ho mai sentito parlare a nessuno dei miei colleghi del web.

(2) Ora ok, noi facciamo comunicazione che non è proprio marketing, ma prima di snocciolare le fantasticherie dei vari social network, ci si chiede mai se un’azienda di tubi di scarico per bagni industriali se ne possa far qualcosa di una fan page di Facebook? Inoltre come è possibile trasmettere l’equity (il valore, la fama, l’anima intangibile di una marca per chi non lo sapesse) se non si affronta e si studia il tema? Come si fa a proporre qualcosa senza valutare, o perlomeno indagare, tutto il processo di ideazione, produzione, vendita e distribuzione del prodotto? Ma ci si rende conto di essere dei comunicatori monchi in grado solo di cavalcare la moda del web? Quando i responsabili marketing apriranno gli occhi e sarà passato lo shock di Internet, cosa resterà delle consulenze fotocopia? Cosa si dirà alle conferenze?

Probabilmente ci si ridurrà a parlare delle case histories perché alla fine (3) tutta questa fuffa, tra marketing e comunicazione, non è altro che un’enorme gomitolo di casi di successo legati a intuito, estro, qualità e gran botte di culo che non producono delle leggi scientifiche nonostante vengano raccontate come se fossero frutto di chissà quale strategia.

Dopo oggi sono ancora più convinto che il settore in cui lavoro non sia altro che un enorme esperienziario in cui i fatti degli altri, le proprie avventure e soprattutto la capacità di capire cosa/chi c’è intorno, sono in grado di portare dei risultati concreti.

Sapere, capire e adattare. E anche un po’ di culo non guasta.

Non ci sono formule che tengano, a parte quelle algebriche delle entrate e delle uscite finanziarie.

Dopo aver preso il bus poi mi sono pure soffermato a pensare a quanto sia strana la mia posizione. Di come sia interessante e complesso fare comunicazione per un’azienda di servizio pubblico, ma questo sarà un altro post credo.

Adesso però vediamo se qualcuno dei citati leggerà tutto questo. Magari avranno ingaggiato qualche agenzia di pr che ribalta il web in cerca di parole chiave.
Yhuu, ci siete?

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Party 10 e lode Chiquita

May 22, 2009 by Antonio Patti LdF · Comment
Filed under: Lavoro da Filosofo 

Venerdì scorso sono stato al party organizzato da Chiquita per il lancio dei loro nuovi frullati 10 e lode che, per rinfrescare la memoria e lo spirito, sto ribevendo adesso belli freschi da frigo.

La serata è stata davvero molto piacevole, morbida, un po’ acciaccata dal brutto tempo e dallo sciopero, ma alla fine eravamo in tantissimi e anche abbastanza vispi. Iniziato con una presentazione del prodotto il party è continuato con frutta liquida nelle bottigliette, frutta solida a pezzi, frutta nel riso, frutta con la mozzarella, frutta col fromaggio, frutta coll dolce e frutta anche frutta col cappello di una ragazza che dir bella è dire poco.

immagine frullati ciquita

Io non ho mai avuto un buon rapporto con i frullati perché la consistenza liqui-mollicciosa mi ha sempre fatto un po’ impressione, ma il sapore era buono, soprattutto di quello mango e cocco. Gli altri non mi hanno entusiasmato affatto. Io inoltre gli unici frullati che bevevo erano quelli con latte intero, uovo, cacao e banana con mio padre, quindi un prodotto così leggero mi lascia perplesso.

Inoltre sono tendenzialmente contro i prodotti preconfezionati che è possibile fare facilmente in casa tant’è che, se le fonti sono esatte, non comprerei mai un frullato a 2,5 euro perché con meno soldi me ne farei molto di più, più sano e più vicino ai miei gusti (magari con l’uovo). Certo, se poi mettiamo dentro il costo del frullatore, dell’energia elettrica, del tempo, del frigo, etc etc..la differenza di costo si assottiglia, ma non ci posso far niente, dopo aver lavorato tanto nella ristorazione sono disposto a pagare qualcosa solo se proprio non riesco a farla da solo (per questioni di tempo o capacità/risorse).

Nonostante tutto questo ammetto che tutti i frullati “sànno di naturale”, con tutti i pro e i contro; dopotutto però ricordiamo di essere quello che mangiamo, quindi se ci sono tante persone sgradevoli, perché non dovrebbero esserci i corrispettivi chiquitosi?!

Due ultime note, una sul packaging e una sull’organizzazione.

La bottiglietta è tozza e sembra quella dell’actimel. Forse si vocifera che la forma simil supposta abbia connotazioni salutistiche, ma a me non piace proprio. Il “collo” poi è esageratamente largo. Se si deve bere in movimento, cavolo ci hanno pensato a che figura si fa dopo aver sorseggiato il suppostone? Io avevo succo fin quasi alle narici!

La gestione dell’evento degli amici di Now Available invece è stata impeccabile. Li conosco da tempo e abbiamo anche lavorato insieme, ma questa loro ennesima esperienza nelle pr online è riuscita bene per l’ottima organizzazione e per la discrezione con cui hanno condotto l’evento (non inviti, ma contatti).

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Da Facebook al futuro

May 13, 2009 by Antonio Patti LdF · 5 Comments
Filed under: Uncategorized 

Lunedì “partecipato” in veste lavorativa all’incontro della Rulling Companies su Facebook e Social Network.
I relatori erano Lele, Vincos e Fabio Giglietto mentre Riccardo Luna, Zamperini e Stefano Venturi hanno fatto in chiusura dei brevi interventi.

Purtroppo non posso dire di aver imparato alcunché, non tanto per la pochezza dei relatori, quanto per il taglio dell’incontro destinato al management che di Facebook e social network ne sa ben poco. Io appartengo alla generazione Y, quella che insegna agli adulti l’utilizzo di nuovi strumenti e linguaggi, quindi non sono certo le esperienze di terzi a farmi capire quanto e come possa essere utile il web. Io faccio e poi mi confronto.

Una cosa però mi ha colpito dell’intervento di Lele, l’ammissione che non ci sono veri e propri motivi per cui FB è tanto frequentato perché è “solo” una questione antropologica.
Il mondo è brutto,
FB è figo.
Tutti su FB!

Immagine Jonanotti

Alla fine del pomeriggio però, mentre guardavo il mio capo, sono stato assalito da un enorme problema. Qui si parla di frontiera, collaborazione, mktg alternativo, partecipazione etc, ma a fare un sito, normale, piatto, chiuso, in html nudo e crudo, ancora ci pensa qualcuno?
Si parla solamente di conversazioni, viralità, partecipazione, ma una volta ingaggiato l’utente, poverino, vorremo fargli vedere un sito decente? Inoltre se è vero che oltre la metà degli utenti sta su FB, vogliamo pensare a quel 40%? Vogliamo valutare in quella percentuale quanti clienti abbiamo?

Ha senso spendere fatica, energie e soprattutto soldi per fare un’applicazione da Facebook o pagare qualcuno che passi la giornata a rispondere ai commenti o monitori cosa si dice di noi, se poi in casa nostra non riusciamo ad accogliere neanche il più paziente dei visitatori?

Ho davvero molto timore dell’hype che si sta creando intorno al web e ai social osi.
Gli utenti su FB linkano dei contenuti. Se l’azienda prima di entrare in quel meccanismo non produce robbabbuona, che ci va a fare lì?

Il mitologico personaggio del mio intervento al Microcamp Turi re Pupi, disse al mega consulente “ma io che minch*a me ne faccio di Twitter?”.

Immagine della presentazione al Microcamp
Non pensiate che voglia essere polemico, più del solito s’intende, ma sono reduce da un lavoro di riorganizzazione dell’alberatura e dei contenuti del progetto a cui lavoro da più di un anno, e vi assicuro che la cosa più difficile non è stata pensare le widget, le funzionalità della georeferenziazioni o la piattaforma di social networking, quanto l’alberatura, l’aggiornamento, lo stile e la riscrittura dei contenuti. Senza parlare della grafica, degli ingombri, delle icone e dei percorsi degli utenti!

Temo fortemente che qui, a furia di parlare di social network, si dimentichi che il web non è solo parlare ma anche fare, costruire, interagire, esportare e ricreare.

Da tempo sento un profondo senso di insoddisfazione verso tutti i siti che frequento, ma anche riguardo gli strumenti abilitanti alla presenza sul web, alla portabilità e all’intrapresa personale. Sono stufo di dover essere uno smanettone per poter fare un sito, un e-commerce, creare dei luoghi per i miei amici, caricare i miei contenuti e collegarci magari pure tutte le mie attività quotidiane.

Vogliamo parlare poi dei nuovi device (nuovi intesi come mai visti) o delle opportunità delle comunità locali?
E delle reti wireless e dei gruppi di acquisto per affrontare la crisi?

Per me Facebook adesso è un ottimo strumento per rimanere in contatto con gli amici, partecipare agli eventi, e tirare il filo alle donne.
Sulla carta, nel vero senso della parola, abbiamo già superato il concetto di social network, di web 2, di distanza tra on e off line.

socialldf
Si lo so, sembro un pazzo, ma non avete visto gli amici con cui lavoro :)

Presto ve li presenterò, insieme al mio..uhm, vi ho mai detto che il termine progetto mi ha davvero stufato?
E’ abusato, vuoto, generico e  inutilmente affettato.
Cambieremo anche quello, ma non oggi

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