Musica, creatività e comunicazione

Posted on February 16th, 2009 by Antonio Patti LdF  |  9 Comments »

Ieri ho comprato una tastiera MIDI con 49 tasti.
Se la domanda è “sai suonare”, la risposta è NO!

Cosa l’ho comprata a fare? Beh ne avevo voglia da tempo. Credo che la musica sia una delle tante espressioni dell’animo umano capace di allargare i confini e le capacità molto più che le conferenze, i white paper e le ricerche universitarie.

E’ un certo periodo inoltre che cerco di assecondarmi cercando di alimentare quel piccolo, emaciato e trascurato estro creativo che da piccolo avevo. Il mio lavoro consiste nel tenere tutto sotto controllo, nel non far scappare una virgola quindi diciamo che né per caso, né per formazione, è previsto qualche momento dedicato alla creatività.

Da tantissimo inoltre vorrei imparare a suonare uno strumento.
Settimana scorsa ero sul punto di comprare una chitarra, ma poi uno scatto di orgoglio mi ha fatto resistere. Questa settimana invece, maturati i motivi per cui 100 euro sarebbero stati ben spesi, ho comprato la M-Audio e49, che è leggera, maneggevole e con Garage Band mi consente di far praticamente di tutto.
Ecco la mia prima creazione

Prove musicali da Filosofo

Certo nulla di che, però mi sono divertito.
In verità oltre questi biechi mix, vorrei imparare a suonare davvero, e magari esibirmi davanti a una piccolissima platea col pezzo di Alan Silvestri di Forrest Gump.

Intanto sono sempre più convinto di quanto creatività e comunicazione sia correlate, anche se ho conosciuto creativi con fortissimi problemi relazionali, mentre i più grandi comunicatori spesso sono biechi venditori di fumo.

Non so..forse lo dico perché non sono uno sviluppatore, ma quando si pensa alle relazioni tra le tabelle essequélle, alle librerie e alle mille altre diavolerìe che a noi umani sembrano lettere insensate, non pensate mai alla musica? Non guardate mai con invidia un pianista che, con pochi più tasti rispetto alla vostra tastiera, scatena emozioni e immagini infinite? Pensate mai a come si crea in lui la melodia? Quali sono i processi, i collegamenti, le elaborazioni? Come si fa a sincronizzare le mani? Come si fa a pensare, sorridere, a volte anche cantare tutto contemporaneamente?

Non è questo un vero approccio olistico rispetto a quello millantato dal marketing patinato?

Entrare nell’arte e nei suoi strumenti per capirne le dinamiche e le proprietà.

Studiare la comunicazione per me non è solo essere aggiornati e pronti alla chiacchiera, ma anche acquisire linguaggi e strumenti che non ci appartengono, ma che hanno molta più forza ed efficacia di mille libri sulla comunicazione.

E’ banale, ma per comunicare bisogna vivere, non studiare, e la vita è varia..molto varia..

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Meraviglioso e oltre

Posted on February 11th, 2009 by Antonio Patti LdF  |  5 Comments »

Tutti abbiamo periodi positivi, entusiasmanti e galvanizzanti. A questi si legano però spesso anche periodi meno piacevoli con un altalenare irritante e destabilizzante che spesso abbatte più del periodo stesso.

E vabbeh, pace.
Non possiamo farci niente se non affrontarlo con tutte le armi e le energie che abbiamo in corpo sperando di uscirne vivi, se non addirittura rinforzati.
Nonostante questo a volte, nel bel mezzo della disperazione cosmica, un fascio di luce illumina la nostra stupida testolina viziata e benpensante.

Il tremolio di una mano, un gesto scoordinato, una parola, un sorriso meta’, una richiesta ingenua o una piccola rinuncia che noi non avremmo mai fatto. E poi la semplicita’ di pensiero, o quella strana capacità di portare i sentimenti alle loro componenti fondamentali per cui una stretta di mano e’ rispetto, una pacca affetto e una parola condivisione.

Beh in questi momenti sento l’idiotificazione di me stesso. Mi sento debole, inutilmente piagnone e irresponsabile. In questi momenti ridimensiono i problemi che, da malattie incurabili dell’animo si trasformano in ferite, a volte molto dolorose, ma curabili. Magari la cicatrice mi accompagnera’ per sempre, magari alcuni movimenti riapriranno la carne per tutta la vita, ma finché sarò in grado di vivere, vivrò.

Con questo non voglio che si smetta di soffrire per noi stessi perché, proprio per stare meglio, dobbiamo farlo guardandoci però anche un po’ attorno per scoprire “quanto il mondo sia meraviglioso” e quanto siamo piccoli.

Sentiamoci infantili e inutili, a quel punto saremo cresciuti e saremo pronti a creare qualcosa di grande.

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Il valore della serenità

Posted on February 9th, 2009 by Antonio Patti LdF  |  3 Comments »

Vivo a Milano da un anno.
Approdai qui il 9 febbraio 2008 con un’auto in affitto stracolma di bagagli e l’orsacchiotto di Mr Bean come co-pilota.
Da allora ho lavorato tanto, ho modificato molto il mio approccio alla vita, alla città e al futuro. Ho passato alti e bassi, ma sono sempre andato avanti.

La scoperta dell’universo milanese, nel mio caso, ha coinciso con l’approfondimento della vita adulta, della modernità, del progresso e dell’imprenditoria.

Qui ovviamente si è sempre tutti impegnati, si ha sempre da fare, si è sempre stanchi, stressati, incasinati indaffarati, abbaruffati (che non esiste) e insomma..si ha sempre qualcosa di cui lamentarsi. Più si lavora, e più si ha qualcosa da dire. L’argomento standard con cui dar fiato alla bocca, pur non avendo nulla da proferire, è sempre e solo il lavoro. Non più il tempo, le mezze stagioni o i fidanzamenti del vicino di casa. No, il lavoro.

Magari ci si incontra alla macchinetta o al bar e: “ciao come stai?“, “eh no guarda sono incasinatissimo/a, ho un sacco di cose da fare!! Quello non sa fare niente, io devo fare questo, poi quest’altro e quest’altro ancora! Mamma mia non ce la faccio più!“, “Ah ok, uhm, mi spiace. Io torno a lavoro. Buon inizio settimana” e lui/lei continua a straparlare con altri super indaffarati come lui/lei.
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Guardare le camere per comunicare

Posted on February 2nd, 2009 by Antonio Patti LdF  |  2 Comments »

Sono in treno di ritorno a Milano, col mac sulle gambe a leggere documenti scaricati nei momenti di foga professionale, lasciati giacere lì in attesa di momenti di nullafacenza come questo.
Sono le 22:55, ci siamo appena fermati alla stazione di Parma e proprio mentre rallentavamo ho scorso da un paio di finestre delle luci accese su delle vite lontane e sconosciute.

Mi ha sempre affascinato guardare alle finestre altrui, non per spiare morbosamente chissà quale nudità, quanto per sbirciare l’umanità espressa sui mobili e sulle mura.
Una stanza spesso rispecchia l’animo della persona che ci vive e lo fa con i poster, i quadri, le foto, le mensole e tutti gli oggetti che vi sono poggiati perché ogni cosa ha una posizione precisa e anche un senso.
Una stanza racconta storie, avventure, ambizioni e desideri.
Una stanza richiama lo spirito di chi la vive poiché ne contiene gli sfoghi, ne segue la vita e ne ospita l’estro.
Una stanza è ricettacolo di regali, doni, amici e amori.
Tutto quello che si trova in una camera ha dietro una storia, una persona e dei sentimenti.

Guardare gli oggetti però non basta.
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