Giovani milanesi

Riflessioni sparse sull’orlo del decimo mese di permanenza, lavoro e vita a Milano dell’autore di questo Blog. Stereotipi, tristezze e personalismi autoreferenziali.

Ieri pomeriggio facevo i conti. Ho messo febbraio sul pollice destro e poi seguendo con lo sguardo l’indice, il medio, l’anulare e il mignolo sono arrivato a giugno. Ieri eravamo il 25 ottobre quindi siamo alla fine, allora giù di nuovo per altre cinque dita e sono arrivato a dieci. Sono a Milano da dieci mesi. Sono arrivato qui dieci mesi fa ed è successo davvero di tutto. Ho perso e acquistato tanto. Ho imparato, dimenticato, rimosso e ricordato moltissimo.
Ho fatto grossi cambiamenti, ho fatto grossi passi indietro e sono cresciuto…

Beh si, tutti quelli che vengono a Milano crescono.
Tutti noi che veniamo qui abbiamo l’onore di esserci lanciati nel mondo del lavoro, tutti in patria ci ammirano e chissà cosa pensano. Siamo tutti giovani eroi, ci facciamo belli davanti ai nostri vecchi compagni di scuola, ma siamo qui a sgobbare, a far finta che la vecchia vita non ci manchi, che i sacrifici servano a qualcosa, che addirittura ci si stia realizzando in chissà quale professione.
E’ così, è vero che è così perché l’impegno premia sempre e le giornate non permettono di far altro che realizzarsi nel lavoro.

Alle 9 entri in ufficio, alle 12 hai una fame mostruosa, alle 13 mangi, alle 14 prendi il caffé, alle 1830 esci, rincorri i mezzi per andare al supermarket e compri il cibo. Cucini, lavi, fai il bucato, stiri, chiami casa e sono le 1130, oppure vai all’aperitivo, vedi conoscenti, ti strafoghi per non cucinare arrivato a casa, torni con gli occhi gonfi, torni dopo aver parlato di lavoro anche davanti al buffet, torni dopo magari aver teso un agguato lavorativo a quel tipo che bramavi conoscere e alla fine a casa, quando sfili via la cravatta e i pantaloni che stringono più della cintura, sdraiato sul letto guardi il tetto, guardi le mail, guardi facebook e tutto brulica, brulica senza senso, brulica senza fine, brulica di vita propria e lontana dalla tua.

A Milano ci sono mille cose da fare tutte le sere. C’è lavoro, divertimento, denaro. C’è un monte di figa, ma ce n’è proprio tanta e non c’è di che lamentarsi. Ma chi si lamenta? Chi ne ha tempo? Chi ne ha voglia?

L’aria di Milano ti rende un professionista della freddezza e della vita a sprazzi. Chino sul lavoro, al venerdì sera sono tutti schizzati. Il sabato c’è fibrillazione. Macchine che sgommano. Uomini ululanti e donne starnazzanti.
Un mio amico dice che è strano che a Milano non ci siano panchine, perché qui non ci si siede mai.
Qui a Milano ogni volta che entri in un locale devi bere qualcosa, ma io non bevo se non ho sete, e io lo so che dovrei bere di più per far più pipì, ma mangio tanta verdura e tanta frutta che è uguale. No?

La mattina a Milano hanno tutti le occhiaie, sono un po’ incazzati e uggiosi, ma Milano a me piace.
Milano bisogna viverla e far in modo che lei non viva di te.

Il più grande errore di noi giovani nuovi milanesi è che pensiamo di dover vivere qui a Milano e doverci integrare. Io ho perso tanto diventando milanese. Ho perso di vista gli amici, le mie vecchie passioni, il mio Amore.
Ho però un bel lavoro, tante nuove conoscenze, tanti visi sospesi nel nulla che condividono con me gli stessi sentimenti. Magari non tutti viviamo il limbo nella stessa maniera. Magari è una mia invenzione. Magari è solo un periodo di merda e in questo deserto troverò un’altra oasi, ma tutt’intorno c’è preoccupazione, crisi e instabilità.
Il mondo sta andando a rotoli e noi tutti ci siamo in mezzo.

Manca la tranquillità di un progetto di vita stabile, di un qualcosa che dia sicurezza.
Per sfuggirne si lavora e ci si diverte. Si pensa giusto il minimo per decidere il locale in cui andare, il resto è lavoro, risate e un bel negroni a fine pomeriggio.

Milano non ha colpa. Milano è solo il mondo moderno. Milano è solo il luogo migliore in cui vivere giorni di 72 ore, week end di settimane e notti di poche ore. Sembra di essere sempre indietro. Sembra spesso di star sbagliando qualcosa. Gli errori sono sempre enormi, soprattutto quando li si fa da giovani, in carriera, terroni, milanesi.

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7 commenti a “Giovani milanesi”

  1. lili il :

    Caro Anto, gran bel post.
    Forse può servire la lettura dell’oroscopo di Brezsny, penso caschi a pennello.
    Un abbraccio.

    Bilancia (23 settembre – 22 ottobre)
    “Non posso dire se il giorno, o il mondo, sta finendo. O se il segreto dei segreti è di nuovo dentro di me”, scriveva la poetessa russa Anna Akhmatova. In questo momento storico siamo in molti a provare questa sensazione. A volte ci sembra di impazzire e pensiamo che sul mondo si abbatterà una nuova calamità. Altre volte siamo pieni di meraviglia e sgomento perché abbiamo intravisto il flusso miracoloso che scorre sotto la superficie del caos quotidiano: ci sentiamo piacevolmente vicini a capire che tutto procede esattamente come dovrebbe. Nelle prossime settimane questa straziante intensità sarà al massimo, soprattutto per te, Bilancia. Considerala un regalo, una benedizione scomoda che può liberarti dalle tue illusioni.

    p.s. mia madre voleva persino lasciarti un commento! dice che i sacrifici verranno ripagati :-)
    Bisogna restare ottimisti.

  2. Antonio Patti LdF il :

    Lili qusto oroscopo mi fa sperare bene.
    Grazie per quello che scrivi e, signora, grazie anche a lei! Speriamo che sti sacrifici vengano premiati o che perlomeno se non dovessero, che non arrivi ad accorgemene.

    Saluti ad entrambre.
    :-)

  3. giuliana il :

    dieci mesi erano il limite che mi ero data per la mia permanenza a milano, quando ci sono venuta per un master. poi le cose sono andate diversamente, e ora sto per compiere 15 anni di milanesità. da giovane, in carriera, terrona.
    ogni tanto ci penso, ad andare via, in una piccola città, magari in emilia romagna, per ritrovare una dimensione più umana. poi mi dico che ormai la mia dimensione è questa, e che cambierei milano solo per tornare a parigi o andarmene a new york.
    forse il bello di milano è questo: che non puoi odiarla senza amarla anche, smodatamente.
    auguri!

  4. Viviana il :

    Complimeti questo post è molto bello… e vero.

  5. Antonio Patti LdF il :

    Giuliana
    Io mi ero dato sei mesi prima di andare all’estero, ma come molti mi gufavano sono rimasto per più tempo e chissà ancora quanto resterò.
    Il problema adesso è che, pur non essendo -tanto- vecchio, devo iniziare a costruire qualcosa di mio e per farlo fuori dovrei fare altra gavetta che qui ho già quasi finito.

    Al “malessere/amore” contribuisce tanto l’ambiente e lo spirito con cui si affronta il lavoro e la vita, tanto che non ti nascondo che mi piacerebbe provare a modificarlo rendendo un po’ più umana anche Milano (o solo quello che mi appartiene).

    Mi sono accorto che nel vortice, molta della frenesia sia più per moda che per esigenze concrete e che quindi, come la moda, può essere smontata con pochi, razionali ed emotivi gesti.

    Per il resto..ti manderò il progetto
    ;-)
    Viviana
    Grazie! Sei molto gentile a leggere e commentare sempre, però qui non si sa nulla di te..scopriti un po’ che tanto siamo tra noi :-)
    Di dove sei?
    Studi? Lavori? Fai di conto?
    Eh?
    Eh?

  6. Viviana il :

    Si scusami.. è che di solito dico poco di me. Io sono della provincia di foggia precisamente di troia (non ridete troppo:) ma vivo a pescara perchè studio scienze sociali e da me questa facoltà non c’è. Cercavo un blog di filosofi e ho trovato per caso i tuoi posts.. ecco tutto!Comunque ho visto che hai inserito il link di facebook.Sei iscritto? Se ti va di sapere altro cerca tra i contatti Viviana Velluto. CiaoCiao

  7. Stefano il :

    Oh bello!
    Sono le 4 di notte e dopo un giorno a preparare una presentazione, mi sono messo un po’ a spulciare su internet.
    Questa sera ce l’ho messa tutta per trovare qualche cane per uscire un po’ ma niente; se poi ci metti anche che questi crucchi a iniziative zero e i non crucchi che ho conosciuto sembrano crucchizzati mi viene la malinconia.
    Ma meglio così stasera festeggiano tutti questa triste festa americana, mah!

    Ed ecco che da internet spuntò un po’ di passato;
    ti trovo come ti ho laciato, ma forse in una città che ti si addice di più.
    Tra due settimane torno in terra dei Medici, non vedo l’ora di riabbracciare il quilombo (in senso lato) e di rivedere qualche faccina conosciuta.

    Gli auguri te li ho già fatti in privato, ma in ritaro te li voglio fare anche in pubblico;
    magari prendili per il prossimo anno, quando arriva quel ventotto tondo tondo;
    tanto lo sai, prima che ripasso da queste parti…….

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