GB marketing

Sfogliando i feed oggi ho letto un interessantissimo post di 1+1=11 sul marketing moderno e, detesto l’espressione, 2.0.

Ecco alcune frasi emblematiche:

“Il g@ngb@ng marketing non è altro che la diffusione on-line del brief sotto forma di concorso.
Tutti, ma proprio tutti, sono pubblicamente invitati a partecipare. Basta spedire la propria idea all’agenzia di pubblicità e sperare di vincere in mezzo a qualche centinaio di altri concorrenti: parrucchieri, dentisti, elettricisti, fornai.”

Questo per Matteo sminuisce sia la qualità delle idee creative che l’approccio strategico verso una pianificazione tesa a valorizzare, rinnovare o creare addirittura i valori del prodotto/brand.
L’utilizzo del web sociale tende solo ad abbattere i costi e ad aumentare un po’ il page rank dei siti coinvolti nella manovra.

Non risparmia poi giustamente neanche le agenzie pubblicitarie che tra le loro costose mura utilizano le stesse strategie facendole però pagare ai clienti fior di quattrini.

“Molte agenzie di pubblicità apparentemente sane lavorano con moltissimi stagisti e junior, e pochi senior. La filosofia è molto simile a quella del g@ngb@ng marketing: spendere poco, strizzare tanti cervelli e affidarsi a una coppia di esperti per il fine tunig dell’idea.”

Al di là di queste utlime riflessioni assolutamente condivise riguardo le agenzie, trovo sminuente e un po’ aristocratica la visione della comunicazione e della creatività, se non altro nella fase iniziale e ispirativa.

Mi spiego meglio..perché disprezzare la creatività di un fornaio nonostante lui potrebbe apportare proprio il contributo fondamentale per la definizione di un format destinato ai panettieri, alle donne e alle nonne sole che chiacchierano con chicchessia?

E’ ovvio che la fase successiva a quella eminentemente creativa debba esser fatta da professionisti, figuriamoci quella strategica comprensiva di formati, frequenza, canali e tecnicismi vari, ma l’idea? Lo spunto?

Una cosa che ho sempre detestato dei creativi (e dico creativi, non esperti di fotografia, programmazione o altro altrimenti detti -tecnici-) è quest’altezzosità, questo sentirsi superiori e illuminati rispetto magari al falegname che poverino ha il solo compito di trasformare alberi in case, mobili e mille altre cose oppure al fornaio che con un po’ di farina, fermenti e spezie produce infinite tipologie di pane.

Altro discorso invece quello strategico e aziendale.
La pubblicazione dei brief solitamente non va mai così in profondità da rivelare alcunché di strategico; trovo molto più indiscreti gli articoli del sole24ore o di Affari e Finanza. Inoltre qui si parla di comunicazione non di ricerca, sviluppo e produzione, quindi il rischio in proporzione è minore rispetto ad un prodotto difettoso, nocivo o inefficiente.

Pensiamo a Mattel e pensiamo pure al fatto che volenti o nolenti dovremo accettare la comunicazione dei consumatori in ogni caso quindi tanto vale farla fare in casa, con brief studiati e un minimo controllabili (col rischio poi che qualcosa di buono esca pure!).
Wikinomics sulla condivisione del Know-How tecnico invece dice il resto..

Il discorso sarebbe un tantinello più articolato, ma già sono andato oltre la soglia di attenzione massima. Si continuerà.
P.s. le “@” le ho messe per evitare tonnellate di visite di maniaci spermatori!

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