Insulti e minacce da blogger
Quello che state per leggere, oltre che un passatempo da piccolo geek, è frutto di una lunga e sicula carriera di giovane studente che pur mantenendo sempre la retta via, non ha mai rinunciato a espressioni tipicamente basse, minacciose e scurrili.
Ecco una traduzione delle più comuni volgarità tradotte in blogghese stretto..
- “Ma perché non me la commenti un po’?”
- “Se non la smetti vengo li e ti spacco il template in due”
- “Tua sorella ha lasciato le widget a casa mia l’altra sera”
- “Fattela emdeddare nel …”
- “Commentami questo grandissimo template!”
- “Figlio di un vecchia release!”
- “Tua mamma è stata hackerata prima che nascessi!”
- “Sei più brutto come un defacciamento”
- “Quella ha una galleria fotografica a cui manca solo la parola”
- “C’ho un banner lungo a tutto schermo”
- “Sapevi che la tua ragazza ti ha messo gli open ID nel Blog?”
- “Ma tu che piattaforma anticoncezionale usi?”
- “Le ho messo un commento che l’ha scioccata.”
- “I preferisco i commenti brevi di persone influenti”
- “Riuscirò a trovare un buco in quel sistema”
- “Ti do una palmata e una scheda wi max così quando arrivi mi mandi una mail!”
- “Io porto una quarta di web standard”
- “Quella mi sembra accessibile qualsiasi cosa tu voglia farci”
- “Se non ingradisci il carattere non cominciamo neanche”
- “Lo so io dove glieli metterei gli ad sense”
- “Passo tutta la giornata a twittare e ora mi manca la vista”
- “Il microblogging è buono se hai delle cose piccole da far vedere”
- “Spermalink”
- “Che blogosfere che mi sono fatto!”
La lista potrebbe continuare, ma per adesso ho un blocco creativo.
Potrebbe diventare anche un meme quindi, chi ha tempo da perdere, lo faccia pure!
Raccoglieremo tutto in una pagina apposita.
Nuovo cliente – Dema srl
E’ enorme il ritardo con cui scrivo di questo progetto, e ancora più umiliante invece è il fatto che Anton ne abbia parlato sul sito ufficiale della sua azienda più di un mese fa!
Scandaloso davvero, ma preso atto di ciò è inutile perdere ancora tempo in chiacchiere.
Dema Srl è un’azienda di distribuzione di calzature economiche e questo sito cerca di fare, oltre che brutte figure colossali, anche un po’ dio comunicazione open source, quindi gratuita e collaborativa.
Qui potrete leggere il pdf o il doc di google del divertentissimo questionario da Brief che ha compilato Anton, mentre su questa pagina troverete i contributi che ho buttato giù parecchio tempo fa su quest’altro wiki e che adesso sono finalmente leggibili.
Presto nuove aggiunte, mentre ne approfitto per far notare che FbPwiki ha ripreso vita..basta navigarci un po’ dentro!
Numeri doppi
Non so se vi capita mai, a me da parecchi mesi a questa parte quasi sempre..
Che ore sono?
01:01, o le 3:33, 22:22 etc.
Sempre!
Sarà una coincidenza, prolungata e sinistra, oppure un segno del destino?
Avete conoscenze di numerologia, kabala et simila?
No perché mi starei cominciando a preoccupare!
Il brand immaginario
Le attività di FbP sono ferme da tantissimo o meglio…sono passate alla fase operativa tralasciando completamente la fase creativa e condivisa.
Non me ne vogliate, ma ho intrapreso con discreto fervore il mio progetto per la ristorazione che, unito a qualche altro impegno, mi ha allontanato del tutto da questi lidi.
In questi giorni ho riflettuto su scontatezze che tutti coloro che hanno studiato 4 righe di mktg conoscono benissimo.
Il costo di un prodotto/servizio è solitamente prodotto da fattori grossolanamente riassunti in progettazione, produzione, logistica, promozione, investimenti, fisco, domanda e offerta.
Bene..
Alla voce promozione ovviamente spesso troviamo spese che fanno schizzare i prezzi al dettaglio in maniera esorbitante soprattutto per gli investimenti che i vecchi media (e i new-media con il loro corollario di nuovi “esperti-consulenti”) necessitano.
Questo significa che spesso prima ancora di pagare quello che compriamo, ci si ritrova a pagare lo spot, la stampa, i 6×3 o i siti megagalattici (e inutili) in flash.
Io detesto vedere in un prodotto quello che il management ha deciso per me e ancora di più detesto l’idea che si possa desiderare qualcosa solo perché gli altri lo desiderano o lo hanno già.
L’immagine oggigiorno purtroppo viene prima del prodotto stesso, ma se si capovolgesse il punto di vista creando un brand che come filosofia descriva unicamente il prodotto?
Non più quindi un marchio che secondo la sua identity, mission, vision e quello che cavolo volete metterci, modifica e migliora il suo prodotto, quanto un marchio che dice:
“Io vendo questo che è solo quello che vedi”
La mia idea è di una semplicità spaventosa.
Perché non creare un brand che renda il più possibile trasparenti i suoi costi e i suoi ricavi (standardizzandoli e motivandoli magari), così da regalare al consumatore finalmente la possibilità di sapere davvero cosa compra.
Immaginate una targhetta con su scritto:
- Costo materiale: 4 euro.
- Costo manodopera: 15 euro
- Costo spedizione: 3,5 euro
- Ricarico -brand immaginario- 20%
—- - Totale 27 euro
Fantascienza?
Vedremo..
Una volta messo a punto il modo per pubblicare i costi del produttore e quelli del distributore (il nostro brand immaginario appunto), i clienti avrebbero un prodotto vero che costa quanto vale davvero. Senza che l’azienda si vergogni per quello che ci guadagna su anche perché, nonostante i costi di produzione e progettazione siano terziarizzati, lei di suo mette la comunicazione, il coordinamento, la spedizione etc..
Dopotutto noi quotidianamente acquistiamo oggetti prodotti da chissà chi, progettata chissà dove e distribuita chissà come.
Ammettere di star rivendendo roba e idee altrui non è mica la fine del mondo e soprattutto, sarebbe una molla potentissima per la diffusione di un’identità molto più forte di quelle che è possibile costruire con investimenti miliardari in spot, eventi e stampe.
“Noi siamo quelli che vendiamo quello che troviamo in giro, che ci piace, che ti mostriamo e dimostriamo..guadagnandoci su il giusto.”
In start-up ovviamente ci vorrebbero accordi con produttori, investimenti minimi, piano di comunicazione forte e sincero, previsioni sulle economie di scala e sulla regolamentazione -pubblica- dei prezzi.
Internet e i consumatori farebbero il resto…
Minchia più ci penso e più credo sia una folle impresa con un solo vero punto debole, il coraggio di provarci.
L’onestà e la qualità, al giusto prezzo e con la giusta comunicazione non possono essere ignorate..soprattutto se indirizzate verso il giusto target, con il giusto mezzo e le giuste parole.
Che ne pensate?
City Off Firenze da Filosofo
Emanuele lo conobbi per via elettronica quasi un anno fa quando mi trasferì a Firenze.
Poi ebbi il piacere di incontrarlo di presenza in occasione del Bloglab e fu davvero una bella consocenza; parlandogli era proprio come me lo aspettavo.
Un Blogger tranquillo, una persona piacevole, assennata e filosofa..anche lui!!
Quel giorno mi chiese quando (senza chiedermi se..) avrei scritto qualcosa per City Off Firenze ed io gli risposi “presto”.
Il presto non fu rispettato, ma l’invio del testo si…
“[...]
Non è morale, è l’amarezza di un catanese tornato a Firenze per lavorare.”Qui l’articolo completo.