Come saprete questo per me è un periodo lavorativo abbastanza movimentato, convulso e stancante, ma nonostante ciò, a distanza di quasi due mesi e mezzo dall fuga dal mondo della comunicazione, non posso fare a meno di buttar giù due riflessioni e quattro conti.
Iniziamo ricapitolando con la massima sincerità.
Io sono un quasi 26enne che, come tutti gli aspiranti comunicatori, è affascinato dai grandi brand, dalla agenzione di Milano, Londra, New York, Madrid etc..
Sono uno di quelli che aspira a lavorare per uno qualsiasi dei produttori dei beni/servizi che quotidianamente acquisto/utilizzo/bramo.
Chi tra noi giovani non vorrebbe lavorare per Apple, Google, Sony, Microsoft, Ferrari e che ccavolo altro ne so!
Un meccanismo fedelizzante così forte è davvero spaventoso!
Tornando a me..gli ultimi due progetti che ho seguito in agenzia, pur sempre aiutato e imboccato dai capi, sono stati la Newsletter italiana di Adobe e un advergame per 4ruote.
Ero felice, fiero ed entusiasta, ma alla fine di mio misi solo la precisione e quel po’ di pazienza necessaria a mediare tra grafici, sviluppatori e clienti.
Ok, ero e sono rimasto uno junior, ho ancora un mondo da scalare soprattutto in questo settore, ma se astraiamo un momento la condizione lavorativa e il corrispettivo economico/personale, che cazzo di soddisfazione c’è nel lavorare per qualcuno che inibisce la creatività e ne valorizza la professionalità solo per la sua presenza?
Che senso ha sentirsi realizzati solo perché si lavora per questo o quel clientone se poi ci si mette poco del nostro, se poi si è costretti ad avere davanti gerarchie immense, manuali di immagine coordinata infiniti, responsabili mktg che non capiscono un cazzo etc..
A questo poi, soprattutto noi giovinastri, aggiungiamo la fame a cui siamo costretti, agli stipendi e ai contratti da paura che oltre che sfamarci a stento, non assicurano alcun futuro e tutto questo per cosa? Per aspirare a qualcosa che è, a conti fatti, solo una chimera, uno stereotipo, l’ennesimo frutto della società dell’immagine!
Secondo questo perverso e sadico meccanismo fare data entry nei DB dell’ultimo concorso della Coca Cola, pur arricchendo quanto una moneta da due centesimi in mezzo agli occhi, fa tanto curriculum quindi bisogna esser felici di abbrutirsi davanti un pc da quattro soldi!
“Si vabbeh faccio fotocopie ma a me serve per fare curriculum e vendermi meglio!”
Ma vendere cosa? Il dito e la capacità di azzeccare al primo colpo il pulsante giusto? Wow!
Che cazzo di necessità c’è di sgobbare 12 ore al giorno per 1000 euro al mese solo perché si sta lavorando per Sony o Yahoo?
I soldi veri, le gratificazioni reali e la carrirera quando arriveranno?
Siamo sicuri di saper fare davvero qualcosa di concreto o seguiamo solamente le mode e i modelli anche nel mondo lavorativo?
Ad una recente convegno stracolmo delle aziendone di cui sopra, ho conosciuto un tipo che mi ha confessato che con l’informatica non si può diventare ricchi a meno che non si abbiano fortuna e investitori e che ci sono cose che non fa più nessuno, ma che hanno un mercato incredibile! Pensate ad esempio al turismo enogastronomico o all’agricoltura!
Per la cronaca lui gestiva una piccola catena di alberghi, una software house e vendeva qualche bottiglia di vino ogni tanto. Bene…guadagnava fino a 10.000 euro al mese e aveva al massimo una 40ina di anni! Era tranquillo, ma impegnato e determinato. Davvero un bel tipo!
La discussione prosegue, ora ho sonno!
p.s. le mie considerazioni sono generiche e personali, se ve la state prendendo, posatela che non c’è bisogno ;-)
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