Stormhoek wine
Ecco una storia a lieto fine che ha dentro tutti gli ingredienti per affascinare il web-marketing. Stiamo parlando del riuscitissimo lancio da parte della Stormohoek del suo nuovo vino.
La strada che ha deciso di seguire il suo fondatore Nick Dymoke-Marr è stata quella di limitare i costi, creando un below the line che corresse per i nuovi canali; in particolare il word of mouth network.
Per questo prima ancora di una campagna di comunicazione, l’azienda si è rivolta ai blogger con una semplice richiesta, accompagnata ovviamente dalla spedizione di campioni gratuiti:
“Here’s a nice wine, reasonably priced, tell us what you think.”
La risposta è stata positiva credo per due motivi, o anzi tre.
1) Dopo l’esperimento della Thai Fanta, la blogsfera ha apprezzato l’onestà e l’intraprendenza dei produttori sud africani.
2) Fa sempre piacere bere un vino, per giunta dall’aura esotica, aggratis..da qui la facilità con cui si sono lasciati andare a commenti positivi.
3) Probabilmente il vino era pure buono!
I risultati sono stati entusiasmanti perché a fronte di una spesa promozionale quasi nulla visto che, oltre i campioni e il tempo impiegato a seguire la Rete credo non ci siano stati altri costi, si è raggiunto il 20% dell’export totale del paese per la Gran Bretagna.
Da sottolineare che il coinvolgimento, oltre che riguardare la qualità del vino, ha coinvolto anche il packaging rendendo il prodotto quasi un wiki; e’ probabile pure che sia cambiata la ricetta in base ai gusti del mercato target..chissà!
L’unico problema riscontrato da Dymoke è che
“larger businesses seem to face when daring to enter the
so-called “blogosphere” is that bloggers tend to be a sceptical,
anti-establishment breed, with big business one of their prime targets.”
Purtroppo a volte è vero che i blogger, in nome della storica indipendenza e libertà, osteggiano in qualsiasi maniera le iniziative delle grosse aziende che magari ingenuamente si avvicinano ad un ambiente sconosciuto.
Credo che troppo spesso ci si accanisca in critiche superflue e improduttive; a volte ho come l’impressione che ci si senta chissà chi e chissà cosa..bah!
L’articolo completo sul Telegraph.
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La strada che ha deciso di seguire il suo fondatore Nick Dymoke-Marr è stata quella di limitare i costi, creando un below the line che corresse per i nuovi canali; in particolare il word of mouth network.
Per questo prima ancora di una campagna di comunicazione, l’azienda si è rivolta ai blogger con una semplice richiesta, accompagnata ovviamente dalla spedizione di campioni gratuiti:
“Here’s a nice wine, reasonably priced, tell us what you think.”
La risposta è stata positiva credo per due motivi, o anzi tre.
1) Dopo l’esperimento della Thai Fanta, la blogsfera ha apprezzato l’onestà e l’intraprendenza dei produttori sud africani.
2) Fa sempre piacere bere un vino, per giunta dall’aura esotica, aggratis..da qui la facilità con cui si sono lasciati andare a commenti positivi.
3) Probabilmente il vino era pure buono!
I risultati sono stati entusiasmanti perché a fronte di una spesa promozionale quasi nulla visto che, oltre i campioni e il tempo impiegato a seguire la Rete credo non ci siano stati altri costi, si è raggiunto il 20% dell’export totale del paese per la Gran Bretagna.
Da sottolineare che il coinvolgimento, oltre che riguardare la qualità del vino, ha coinvolto anche il packaging rendendo il prodotto quasi un wiki; e’ probabile pure che sia cambiata la ricetta in base ai gusti del mercato target..chissà!
L’unico problema riscontrato da Dymoke è che
“larger businesses seem to face when daring to enter the
so-called “blogosphere” is that bloggers tend to be a sceptical,
anti-establishment breed, with big business one of their prime targets.”
Purtroppo a volte è vero che i blogger, in nome della storica indipendenza e libertà, osteggiano in qualsiasi maniera le iniziative delle grosse aziende che magari ingenuamente si avvicinano ad un ambiente sconosciuto.
Credo che troppo spesso ci si accanisca in critiche superflue e improduttive; a volte ho come l’impressione che ci si senta chissà chi e chissà cosa..bah!
L’articolo completo sul Telegraph.
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