Eurostat Internet 2005
L’Europa ha una “divisione digitale” molto marcata.
Dalla ricerca dell’Euro-stat scaricabile in PdF qui, risulta che il gap tra le nazioni più informatizzate e quelle meno è ancora veramente consistente; si va infatti dall’82% di Svezia e Islanda, al misero e sventurato 12% della Romania.
All’interno poi di questa enorme forbice di valori giustificabile da culture e soprattutto economie di gran lunga differenti, si nota anche una gran distanza tra le varie fasce di utilizzatori con gap che toccano quasi i 90 punti percentuali.
La ricerca è stata condotta misurando sia l’accesso nazionale alla rete, che l’accesso segmentato secondo il livello culturale e occupazionale; riferendoci ad esempio al Portogallo riportiamo un 91% di studenti utilizzatori della rete, contro un 3% di pensionati. Per dovere di cronaca precisiamo che la segmentazione su base lavorativa è stata fatta in studenti, occupati, disoccupati e pensionati, con valori assoluti di utilizzo che sono di 85%, 60%, 40% e 13%; all’interno come abbiamo però visto ci sono esempi eclatanti come quello del Portogallo o quello opposto dell’Olanda che vede un gap tra la prima e l’ultima classe di soli trentacinque punti percentuali.
Un’altra ovvia suddivisione è stata fatta sulla base dell’istruzione e i risultati sono pressoché scontati, nonostante sia interessante notare ad esempio come in Svezia, nazione dall’altissima informatizzazione, anche tra la scolarità bassa ci sia una penetrazione del 70%, passando poi per il 79% della media e il 94% dell’alta.
E l’Italia?
Si piazza a fine classifica con una penetrazione generale del 31% di cui il 74% tra gli studenti, il 42% tra gli occupati e il 39% tra i disoccupati, per finire con un misero 6% tra i pensionati.
Analizzati i dati, le prima domanda che mi vine alla mente riguarda innanzitutto la qualità della navigazione che ovviamente inficia tantissimo sul grado di innovazione che porta all’interno della quotidianità. Per intenderci, se internet si utilizza solo per scaricare musica, chattare e guardare siti pornografici, credo che il plus sia relativamente basso e poco quantificabile quanto a business. Certo se poi si parla di direct marketing su specifici canali potremmo anche ritrattare, ma qui alludo ad un uso prevalentemente informativo e che crea veri e propri movimenti di opinione. Anche un uso vacuamente adolescenziale (siti di pop-star, blog, forum leggeri) è di livello superiore a quello che ho citato prima che è meramente strumentale.
Secondariamente mi chiedo come si possa auspicare un’informatizzazione dell’intero apparato statale nel momento in cui le classi sociali che più se ne avvantaggerebbero con uno snellimento della burocrazia, hanno un accesso pari solo al 6%. Ciò significa che se si avrà la possibilità di avere i certificati e i documenti on-line, i pensionati che non hanno il figlio che invece di fare la fila per loro, va sul sito, che faranno? Ovviamente per queste persone resteranno aperti gli uffici tradizionali, ma, lasciare aperti gli uffici e contemporaneamente investire nell’innovazione quanto costerà?! Tanto immagino! Non c’è alcuna possibilità di sfuggire a questo processo anche perché si sa che cambiamenti di questa portata hanno bisogno di svariati anni per mettere le radici, ma di certo farci credere che con l’e-gornment si possano tagliare totalmente i costi è veramente banale.
Inutile dire che siamo molto indietro rispetto gli USA, ma altrettanto vero è che la strada pare si stia aprendo ed il fatto che qui si parli della penetrazione europea della rete al fine di gestire meglio il Corporate Blogging fa ben sperare.
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