Internet pedofilia ed immagine pubblica
L’accelerazione a cui il mondo è stato sottoposto con l’avvento di Internet non ha eguali nella storia, ma spesso le attività criminali come la pedopornografia e le truffe tipizzano la tecnologia tanto da creare un’immagine del tutto distorta, negativa e parziale.
Un’interessante articolo svela i vizi dell’informazione nel trattare i casi di cronaca riguardanti la Rete; emblematico è l’esempio degli ultimi arresti per pedofilia eseguiti dalla procura di Catania. Grossa attenzione è posta sul modo in cui la Rete viene messa in cattiva luce per il suo semplice esistere, senza considerare che le tecnologie non fanno il crimine. Emblematico per l’autore dell’articolo è che quando si è parlato del modo in cui i criminali si mettevano in contatto, è stato specificato che usavano un determinato software di P2P come fosse quello la vera causa della loro perversione.
Ovviamente il giornalista di RaiNews non aveva l’intenzione di criminalizzare alcunché, ma è pur vero che una visione stereotipata lo ha portato a sottolineare il come si scambiassero i video, senza quasi accennare alla perversa patologia che li ha spinti ad utilizzare uno strumento come la Rete.
La tecnologia, qualsiasi essa sia, ha dei risvolti e degli usi che vanno ben oltre lo scopo iniziale. Per la verità molto di quello che più ha cambiato la nostra vita è stato creato a scopi militari come ad esempio gli aerei, i radar e, ovviamente, Internet. Tuttavia gli oggetti in se, a parte forse le vere e proprie armi di distruzione, non contengono mai l’essenza del male che producono con l’uso distorto che ne viene fatto.
Tuttavia il Tecnorealismo, corrente che si oppose nel 1998 all’utopica scuola californina composta da futurologi come Negroponte e la Dyson, afferma nel primo punto che:
“Un grande errore del nostro tempo consiste nel credere che le tecnologie siano del tutto prive di distorsioni – vale a dire che siccome sono degli strumenti inanimati, esse non promuovono alcuni tipi di comportamento anziché altri. In verità, in modo più o meno volontario, le tecnologie sono cariche di significati sociali, politici e economici. Ogni strumento fornisce ai suoi utenti un particolare modo di guardare il mondo e modi specifici di interagire con gli altri. E’ importante per ciascuno di noi considerare le distorsioni generate da diverse tecnologie e scegliere quelle che riflettono i nostri valori e le nostre aspirazioni.”.
Non credo serva dire altro.
I pedofili sono sempre stati degli esseri infidi, morbosi e luridi, ma è anche vero che l’anonimato ne ha favorito la diffusione, magari consentendo a chi era ancora indeciso, di convertirsi vista la facilità con cui si rintraccia il materiale. Di certo è cambiato l’approccio che è indiretto e molto veloce. Lo stesso dicasi per le grandi comunità di scienziati che sono sempre stati geni già di loro, ma che con la possibilità di comunicare in tempo reale hanno ottenuto risultati strabilianti.
Concludendo credo che se da una parte è sbagliato stigmatizzare una tecnologia solo per gli usi distorti che può avere, è errato pure non prevederne i possibili cattivi utilizzi; se però si dovesse ragionare così, l’industria ad esempio dell’auto si sarebbe dovuta fermare parecchi anni fa.
Heidegger infatti criticò non la tecnica in se, anch’essa considerata come espressione dell’essere, quanto la dittatura dello spirito della tecnica che mise al centro non l’uomo, quanto il mero progredire del tutto scevro da implicazioni etico-morali.
Non posso non dirmi d’accordo, ma non posso che affermare però che siamo schiavi delle tecnologie senza che effettivamente da queste se ne abbia un reale ritorno in quanto a qualità di vita.
Andiamo avanti ma non perdiamoci nella nebbia del silicio.
Dominio .eu
Nei primi 15 minuti sono state ricevute 40.503 richieste di domini e ovviamente i più desiderati sono stati domini come sex, hotel, ticket, casino, job; a distanza di qualche ora L’Eurid ha ricevuto ben 75.306 richieste, ma in questa prima fase le registrazioni saranno limitate ad enti e trademark che abbiano determinati requisiti di possesso sui nomi del dominio richiesto. L’ente no profit è costituito dal CNR, dall’ufficio registri di Belgio e Svezia che ha già diretto l’assegnazione dei domini .it, .se e .be.
Questa fase è stata chiamata Sunrise perché le iscrizioni sono limitate e solo dal 6 Febbraio sarà valido il principio del “first come, first served”, da quel momento in poi chiunque sia maggiorenne potrà registrare il dominio senza alcuna restrizione. Questa procedura impedisce ai malintenzionati di lucrare sull’acquisto di domini che fanno riferimento a marchi famosi per poi rivenderli a prezzi esorbitanti regolamentando un processo che, come dicono chiaramente i numeri, ha una portata e un’irruenza spaventosa.
Quello che mi ha colpito è il numero spaventoso di richieste in un tempo tanto breve; Internet ok ha tempi accelerati rispetto la vita quotidiana, ma credo che quello che è successo sia un chiaro sintomo di quanto la Rete abbia scavato all’interno del mercato globale una nicchia che più nicchia non può esser chiamata.
Come sempre sarebbe interessante vedere i dati qualitativi perché sappiamo benissimo quanto di bassa levatura possa essere il mercato sul web fatto appunto di casino, sex e altro ancora, ma se si fosse a conoscenza del fatto che tra quelle 70.000 richieste ci sono anche grosse aziende, enti statali o altro, di certo si potrebbe attribuire il giusto valore al fenomeno.
Come al solito mancano i dati per fare una valutazione seria dell’accaduto, ma un sommovimento del genere mi auguro smuova perlomeno lo spirito imprenditoriale di chi alla Rete ancora non crede etichettandola a mondo di secchioni!
Per leggere cosa si è detto in giro per il web…
Eurostat Internet 2005
L’Europa ha una “divisione digitale” molto marcata.
Dalla ricerca dell’Euro-stat scaricabile in PdF qui, risulta che il gap tra le nazioni più informatizzate e quelle meno è ancora veramente consistente; si va infatti dall’82% di Svezia e Islanda, al misero e sventurato 12% della Romania.
All’interno poi di questa enorme forbice di valori giustificabile da culture e soprattutto economie di gran lunga differenti, si nota anche una gran distanza tra le varie fasce di utilizzatori con gap che toccano quasi i 90 punti percentuali.
La ricerca è stata condotta misurando sia l’accesso nazionale alla rete, che l’accesso segmentato secondo il livello culturale e occupazionale; riferendoci ad esempio al Portogallo riportiamo un 91% di studenti utilizzatori della rete, contro un 3% di pensionati. Per dovere di cronaca precisiamo che la segmentazione su base lavorativa è stata fatta in studenti, occupati, disoccupati e pensionati, con valori assoluti di utilizzo che sono di 85%, 60%, 40% e 13%; all’interno come abbiamo però visto ci sono esempi eclatanti come quello del Portogallo o quello opposto dell’Olanda che vede un gap tra la prima e l’ultima classe di soli trentacinque punti percentuali.
Un’altra ovvia suddivisione è stata fatta sulla base dell’istruzione e i risultati sono pressoché scontati, nonostante sia interessante notare ad esempio come in Svezia, nazione dall’altissima informatizzazione, anche tra la scolarità bassa ci sia una penetrazione del 70%, passando poi per il 79% della media e il 94% dell’alta.
E l’Italia?
Si piazza a fine classifica con una penetrazione generale del 31% di cui il 74% tra gli studenti, il 42% tra gli occupati e il 39% tra i disoccupati, per finire con un misero 6% tra i pensionati.
Analizzati i dati, le prima domanda che mi vine alla mente riguarda innanzitutto la qualità della navigazione che ovviamente inficia tantissimo sul grado di innovazione che porta all’interno della quotidianità. Per intenderci, se internet si utilizza solo per scaricare musica, chattare e guardare siti pornografici, credo che il plus sia relativamente basso e poco quantificabile quanto a business. Certo se poi si parla di direct marketing su specifici canali potremmo anche ritrattare, ma qui alludo ad un uso prevalentemente informativo e che crea veri e propri movimenti di opinione. Anche un uso vacuamente adolescenziale (siti di pop-star, blog, forum leggeri) è di livello superiore a quello che ho citato prima che è meramente strumentale.
Secondariamente mi chiedo come si possa auspicare un’informatizzazione dell’intero apparato statale nel momento in cui le classi sociali che più se ne avvantaggerebbero con uno snellimento della burocrazia, hanno un accesso pari solo al 6%. Ciò significa che se si avrà la possibilità di avere i certificati e i documenti on-line, i pensionati che non hanno il figlio che invece di fare la fila per loro, va sul sito, che faranno? Ovviamente per queste persone resteranno aperti gli uffici tradizionali, ma, lasciare aperti gli uffici e contemporaneamente investire nell’innovazione quanto costerà?! Tanto immagino! Non c’è alcuna possibilità di sfuggire a questo processo anche perché si sa che cambiamenti di questa portata hanno bisogno di svariati anni per mettere le radici, ma di certo farci credere che con l’e-gornment si possano tagliare totalmente i costi è veramente banale.
Inutile dire che siamo molto indietro rispetto gli USA, ma altrettanto vero è che la strada pare si stia aprendo ed il fatto che qui si parli della penetrazione europea della rete al fine di gestire meglio il Corporate Blogging fa ben sperare.
Xbox 360
Dopo tantissimo che non scrivo, un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo e connessione, torno agguerrito e preparato.
Salto tutti i preamboli introduttivi riguardo le mie intenzioni, i miei interessi etc perché credo non freghi a nessuno quindi passo direttamente all’argomento del post.
Questo articolo parla dei costi dell’xbox 360°.
Secondo l’analisi condotta da ISuppli, una società di indagini di mercato suppongo, la consolle sarebbe venduta sottocosto perché il valore dei singoli componenti è superiore al prezzo di vendita.
Ora mi chiedo: può un colosso come la Microsoft comprare la componentistica allo stesso prezzo a cui la potremmo trovare noi a livello consumer?! E gli accordi commerciali con i fornitori? E l’economia si scala, visto che stanno producendo (non soddisfacendo la richiesta) centinaia di migliaia di pezzi?
Questa notizia mi sembra proprio frutto di un preciso piano di comunicazione per migliorare l’immagine del prodotto che di per se è già molto buona visto pure il polverone mediatico che l’ha preceduta. Inoltre questo articolo che ho trovato su diverse testate potrebbe anche essere stato messo on-line per offuscare le chiacchiere riguardo i bug dopo soli 15 minuti di funzionamento.
Nonostante tutto questo la Rete è invasa da community e utenti entusiasti per questo giocattolino che è già esaurito dopo solo un giorno dal lancio europeo.
L’importante è far parlare di se e mi pare che in mille maniere ci siano riusciti.
Per finire vi lascio il link di una pubblicità che non è stata approvata per chiari motivi dalla Microsoft, ma che a me ha fatto ridere da morire! E’ un po’ macabra visto il periodo, ma siamo comunicatori noi, quindi cerchiamo di astrarci e di valutare solo l’idea creativa che è splendida.
Che i giochi più venduti alla fine siano proprio quelli di guerra o comunque molto violenti, credo sia materia per psicologi.