Lavoro di gruppo

Nel pomeriggio di ieri ci si è trovati a casa di un collega del master per un compitino lasciatoci che noi, bravi e diligenti studenti quali siamo, abbiamo portato entusiasticamente a compimento.
Tutto verteva sulla definizione del piano formativo -time table- di un corso di aggiornamento per il reparto commerciale di una grande azienda.

Le riflessioni potrebbero fondarsi sia sui contenuti stessi del corso (inventati di sana pianta), sia sulla nostra collaborazione come gruppo di lavoro; dal momento però che una delle ultime lezioni della scorsa settimana ha trattato proprio la tematica del “lavoro di gruppo”, cercherò di dire qualcosa di nuovo in proposito.

Inizio precisando che seppur contento dei risultati, ritengo necessario sottolineare che il contesto in cui ci siamo mossi era viziato da un’amichevolezza e da una disponibilità difficilmente ricostruibili all’interno di un contesto lavorativo; suppongo che se si è lavorato così bene sia dovuto pure all’atmosfera di gioco e complicità che si è creata tra noi masterini. Con questo non voglio assolutamente sminuire nulla di quello che si è fatto e che anzi mi è sembrato molto più professionale di quello che la nostra preparazione avrebbe previsto, ma credo che un po’ di elasticità possa far intuire che una situazione come la nostra sia corrotta (positivamente) da un “conoscersi” ormai mediamente profondo. Per questo motivo vivo l’esercitazione come momento dall’importanza capitale, ma sempre -meno- forte di una qualsiasi esperienza lavorativa.

Ho inventato l’acqua calda lo so, ma da questo spunto pindaricamente ho immaginato le dinamiche che solitamente si vengono a creare all’interno di un contesto lavorativo, in cui oltre all’obiettivo finale del gruppo e l’intelligenza responsabile dei singoli, si ha un incrocio di personalità, obiettivi secondari e caratteri personali il cui mescolamento da un esito al posto di un altro. Continuo a scaldare acqua già tiepida, ma…se un gruppo creato su misura per un progetto ha come maggior debolezza potenziale quella del incombente conflitto insoluto originato da “semplici” attriti professionali per aspirazioni represse, gelosie e giochi di corte; beh a quel punto col cavolo che si è più efficaci unendo le forze!
Mi spiego meglio.
Nel caso di lavori a progetto con membri esterni o meno, l’intesa credo vada centrata sul benefit successivo al raggiungimento dell’obiettivo che se diversificato tra i vari elementi potrebbe causare attriti o incomprensioni. Volendo essere proprio bassi, se a qualcuno si promette un aumento salariale maggiore di quello di un altro indipendentemente dal ruolo ricoperto, credo si avrebbe un clima avverso alla collaborazione poiché si potrebbe verificare un’autolimitazione delle prestazioni per un infantile indispettimento nei confronti del collega. C’è da dire in effetti che è raro avere progetti trasversali all’interno dei quali i membri provengono da livelli occupazionali tanto differenti da creare conflitti sulla retribuzione (non tenendo conto dei circoli della qualità e del metodo Ischicawa), ma di certo l’efficienza del team risiede soprattutto nella scelta degli elementi costitutivi. Quasi ci fosse il bisogno di creare una figura professionale anche per stabilire chi va bene con chi, d’importanza sostanziale immagino sia le cernita tra le risorse disponibili ad un determinato tipo di impegno poiché capaci di mettere davanti alle loro ambizioni il raggiungimento di uno scopo comune. Un esempio alquanto banale potrebbe essere riferito alle manie di protagonismo di certuni che al posto di collaborare e amalgamare le proprie capacità con il resto dei colleghi, sottolinea i suoi contributi senza aver rispetto e cura del lavoro altrui; ciò può succedere ad esempio durante i resoconti col responsabile causando ovviamente uno scontento comune e un -quasi- fallimento dell’intero progetto. Si avrebbe in questo caso un irrigidimento dei colleghi che limita la produttività, o che porterebbe ad una manovra di accerchiamento intellettuale che oltre smorzare l’efficacia, simula un clima guerresco decisamente fuori luogo.

Con tutto questo spero di non aver inverato alcunché sprecando qualche migliaio di lettere e il tempo di alcuni lettori; credo solamente che il sistema con cui si creano i gruppi di lavoro debba essere standardizzato secondo criteri che vadano oltre le capacità e l’obiettivo in se; un gruppo di pari funziona di certo meglio che un gruppo molto assortito e in cui magari è facile trovare l’arrampicatore sociale senza scrupoli e senza cervello. Scontato che spesso ci sia bisogno di linfa nuova e di giovani menti; dire il contrario sarebbe un suicidio per me, ma quando non si hanno risorse di questo tipo probabilmente è meglio considerare anche le aspirazioni che ogni singolo elemento porta con se nella partecipazione a quel progetto.

Sarei ad esempio molto curioso di conoscere gli esiti dell’intero processo produttivo di un’azienda da noi analizzata e che in sostanza è priva di organigramma perché tutto viene gestito a progetti. Quanto dei conflitti lì viene risolto solo grazie alla mediazione di una “leadership giudiziaria” e non solo dedita al coordinamento?! Chi e come sceglie i membri dei progetti?

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Un commento a “Lavoro di gruppo”

  1. bigsat05 il :

    Brian Williams: U.S. military deaths in Iraq
    The Daily Nightly began on May 31, 2005. As Brian wrote in his first post it aims to provide a narrative of the broadcast day and a window into the editorial process at NBC Nightly News.
    anon

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