Il dilemma dello scrivere

A me è sempre piaciuto scrivere.
Scrivevo senza la necessità di avere un compito di italiano dalle superiori. Scrivo sul Lavoro da Filosofo dal 2004. I miei primi manoscritti erano testi di canzoni rap poi trasformatisi “saggistica adolescenziale“, fino poi stabilizzarsi in contenuti per Blog e Social Network.

Stili differenti, momenti della vita altrettanto diversi, ma tutti accomunati dall’unico grande desiderio di scrivere e raccontare.

Negli ultimi anni il mio lavoro e l’approccio professionale alla scrittura hanno però tarpato le ali della mia creatività e della mia libertà di espressione. Ciò è accaduto sia perché, a 30+ anni, non credo sia opportuno scrivere cagate da adolescente, sia perché ho sviluppato una coscienza della mia scrittura molto particolare .

Da una parte sento l’esigenza stilistica di pubblicare testi belli e interessanti, dall’altra ho sempre paura di offendere o ferire qualcuno in maniera involontaria. Con lo scorrere degli anni, delle esperienze e delle conoscenze, ho accumulato un bagaglio di racconti molto ampio e variegato. Tutti racconti che potrebbero interessare, potrebbero divertire, intrattenere o far pensare, ma io non ce la faccio. Non riesco a scrivere con leggerezza di quello che ho vissuto e di quello che vivo quotidianamente.

La mia è una scrittura descrittiva. Mi piace parlare della vita della gente ascoltandola attentamente e osservandone l’abbigliamento, la postura, i movimenti, gli atteggiamenti coscienti e incoscienti. Il paradosso di questa mia “capacità” è che in realtà non sono un pettegolo. Non mi interessa conoscere i pensieri, i segreti e le paure della gente, ma cosa posso farci. Chiunque mi stia intorno per me è come una matassa di fili colorati da sciogliere.

Altro problema poi riguarda quel terribile mix tra pudicizia meridionale e deformazione professionale.

Quando metto l’orologio

Io detesto avere addosso oggetti inutili.
Solitamente non uso collane, anelli o bracciali; faccio a volte un’eccezione solo per l’orologio.

Per me mettere l’orologio non è una questione di estetica. Per me l’orologio è uno strumento necessario alla gestione del tempo.
Quando metto l’orologio non voglio solo guardare più spesso che ore sono. Voglio sentire il peso del tempo. Voglio percepire il fastidio dello scorrere dei minuti su di me, ma indipendentemente da me.

Il tempo che passa diventa memoria. La memoria è ricordo, personalità, esperienza, gioia e dolore. La memoria è incontrollabile come il tempo. Mi segue sempre passandomi addosso come passano i minuti.

Il tempo che passa aumenta il peso della memoria che non può essere fermata, ma può essere messa al polso, guardata dritta negli occhi e misurata con un orologio.

Tic-tac-tic-tac-tic-tac.
Che ora è?
Ora basta.

orologio_lavorodafilosofo

Lavorare per

Nel mondo ho visto persone lavorare per vivere, lavorare per se stesse, lavorare per gli altri.

I primi vivono serenamente.

I secondi vivono in salita.

I terzi vivono all’ombra.

 

Milano Design Week e Fuorisalone

Dal 2008 non ho perso un’edizione del Fuorisalone e della Design Week, due degli eventi di cui Milano e i Milanesi acquisiti come il sottoscritto, vanno più fieri. Per il Milanese di Milanomilano invece, questi eventi sono solo delle rotture di balle che paralizzano il traffico, non fanno riposare la notte (dalle 21 pm) e riempiono i mezzi di gente strana.

amore milan design week

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, la Design Week e il Fuorisalone sono delle manifestazioni nate e cresciute negli anni come corollario del più istituzionale Salone del Mobile. All’inizio servivano per dare visibilità ai giovani designer e per fare qualche evento promozionale. Adesso sembrano quasi diventati più importanti del Salone stesso! In sostanza si tratta di una (dis)organizzata esplosione eventi, mostre, party e conferenze su temi che variano dal design all’artigianato, l’ecosostenibilità, l’arte, l’arredamento o la semplice pubblicitaria.

In quei giorni girare per Milano senza essere coivolti è impossibile. C’é qualcuno o qualcosa di design in ogni angolo. Tra le insulse feste in cui si elemosina alcol gratis, improbabili performer e artigiani del nulla cosmico però, è possibile trovare dei veri capolavori di design, arte e tecnologia. Insomma negli anni più che un evento, per me si è trasformato in una caccia al tesoro.
Giuro, le ho provate tutte. I siti ufficiali li ho consultati tutti, ma a meno di non essere interessati a qualcuno/qualcosa in particolare, riuscire a trovare il modo per vedere “tutto” quello che c’è di bello, è praticamente impossibile.

Dall’anno scorso quindi ho deciso di affidarmi al caso. Mi limito cioé ad andare nei quartieri ad altra concentrazione di design e girovago senza meta. Il risultato è fantastico. Ho meno patemi d’animo e me la godo di più.

Quest’anno poi ho anche scritto una miniguida per i miei amici Capoeristi che dall’11 al 13 aprile verranno al Batizado del mio gruppoLascio anche qui il pdf sperando possa essere utile.

Scarica la guida in PDF [400 kb]

La mia Capoeira, Moto Guzzi Nevada e Interaction Design Foundation Milano

Più o meno ogni due anni mi riprometto di scrivere di più su questo Blog. Questa potrebbe essere la volta buona, ma anche no. Intanto faccio un rapido aggiornamento delle cose più interessanti di questo periodo.

1) Ho finalmente scritto il post “La mia Capoeira” sul Blog del mio gruppo Italia Centro di Capoeira Milano.

Se a distanza di anni, volessi riassumere la mia Capoeira in poche parole, direi che la Capoeira sono le persone.

2) Ho messo in pista il mio acquisto autunnale, una Nevada 750 Moto Guzzi. Fatto il tagliando è pronta a farmi scorazzare per tutta l’Italia.

E’ stupenda sia da vedere che da guidare. Per me è un pezzo di storia personale oltre che il mio sesto mezzo a due ruote. Un giorno vi racconterò la storia dei miei motocicli.

3) Ho accettato la sfida dell‘Interaction Design Foundation e ho aperto l’IDF Local Group di Milano. Mi occuperò quindi di organizzare gli incontri a Milano e gestire le attività social online. Da tempo mi interesso di Interaction Design e questa credo sia l’opportuinità migliore per imparare, fare networking e dare una scossa alla mia carriere. Ecco il primo evento del 16 Aprile. Venite?

IDF MIlan event

Per chi non lo sapesse, l’Interaction Design è quella disciplina che si occupa di rendere facili da usare le interfacce di siti/telefoni/tablet/software//tv/distributori/bancomat etc. Se avete quindi qualcosa di tecnologico che non riuscite ad usare, sappiate che l’Interaction Design potrebbe reendervelo più accessibile.
Se vi chiedete perché mi interessi tutto questo, beh semplice. La comunicazione non sono solo contenuti, ma funzionionalità e interazione. Un contenuto di un testo per essere letto deve essere scritto correttamente. Un sito, un’app o un distributore automatico, per essere usati, devono avere i pulsanti giusti al posto giusto. Chiaro? Ne riparlerò approfonditamente su antoniopatti.it (in inglese perché voglio darmi delle arie)

Sono le 2:05 am del 25/03/2014. Nonostante abbia sonno e gli occhi chiedano pietà, sto continuando a scrivere, quindi immagino che tornerò a scrivere presto. Come si dice da queste parti, sono proprio preso bene.

E’ nato Everything in Italy

Dopo circa un anno di esperienza su Shopping in Italy. Dopo aver parlato con i produttori, averli intervistati e aver venduto qualche loro creazione, eccovi il mio nuovo progetto.

TestataEverything_1

Everything in Italy è un progetto di promozione globale del “Made in Italy” composto da nove siti in inglese in cui ecommerce, contenuti editoriali e Social Network, interagiscono sinergicamente per promuovere il “prodotto Italia” in tutta la sua complessità.

Everything in Italy è il frutto di oltre un anno di osservazione. Un anno durante il quale ho trovato un enorme interesse nei prodotti, nella cultura, nell’arte, nei luoghi e nelle persone d’Italia, interesse purtroppo non soddisfatto da nessuna iniziativa istituzionale o privata.

Ho deciso quindi di rilanciare il concept di Shopping in Italy, ampliandolo ai settori di punta del Made in Italy come il settore enogastronimico, quello culturale, quello turistico e quello manufatturiero.

Everything in Italy network

Oltre alla verticalizzazione di prodotti e contenuti però, questa volta ho deciso di sperimentare anche un modello di impresa basato sulla condivisione dei guadagni con tutto il team di collaboratori (a proposito, se sei interessato, leggi qui).

Ho deciso di impostare un modello di condivisione delle revenue che, non mi farà diventare ricco nel breve periodo, ma che però potrebbe stimolare la nascita di un ecosistema di collaboratori molto motivati e diffusi sul territorio.

Non so ancora bene a cosa porterà questo approccio, ma sono convinto che distribuire la ricchezza sia uno dei pochi modi per stimolare l’entusiasmo necessario a produrre contenuti originali di qualità, soddisfare i clienti e scovare i migliori prodotti Made in italy.

Per tutti i dettagli del progetto, leggi il cosa, il come, il collabora e l’investi sul sito. Se invece vuoi conoscere maggiori informazioni sui singoli siti del network, visita questa pagina e leggi il dettaglio dei contenuti dei Blog e degli shop.

Di seguito il video, di qualche mese fa ormai, in cui presento Shopping in Italy. Come dicevo il concept è uguale, ma in Everything in Italy vorrei coinvolgere il maggior numero di persone possibile, delegando le attività di ricerca dei prodotti e produzione dei contenuti, contrendandomi quindi solo sulla strategia e sulla gestione dei vari gruppi di lavoro. Così facendo spero di riuscire a costruire un team affiatato e coordinato che, facendo sistema, possa davvero far consocere tutta l’Italia e le sue eccellenze.

Qui i miei contatti.